«E' presto per dirlo ma il mio cuore mi dice prima ancora come cittadino che come esperto che L'Aquila, con i suoi magnifici palazzi, piazze e chiese, si pu ricostruire. Certo, i danni sono enormi, ci vorrà molto impegno. Ma l'Aquila - il suo cuore, la sua storia, la sua anima - deve rivivere». A parlare è il professor Giorgio Croci, un esperto in conservazione e restauro strutturale dei beni artistici che tutto il mondo ci invidia. Famoso per aver elaborato dagli anni 80 tecnologie di restauro sempre pi sofisticate e meno invasive l'ingegner Croci da anni opera ad Anghor Wat in Birmania e nei templi della valle della Bekaa in Libano ed è l'ideatore di restauri arditi come quello per Santa Sofia a Istanbul, per la «miracolosa» ricostruzione della Basilica di San Francesco ad Assisi sfregiata nel settembre 1997 dal terremoto. Professor Croci, perché tanti morti, tanti danni? «Quello che è accaduto in Abruzzo è inqualificabile. E' raro vedere un simile collasso causato da un sisma non fortissimo. Gli edifici moderni in cemento armato, penso alla Casa dello studente o all'ospedale, sono stati costruiti da far schifo». Nonostante tante distruzioni lei crede si. possa ricostruire? «Con la dovuta prudenza voglio pensare di sì. Non posso immaginare la splendida chiesa di Santa Maria di Collemaggio in rovina. Il risvolto positivo di vivere in Italia, Paese colpito da tanti terremoti, è che almeno da vent'anni il nostro mondo scien tifico si è occupato in modo approfondito di questi problemi. Oggi non si fanno pi gli errori macroscopici del passato come utilizzare in modo massiccio il cemento armato per i consolidamenti. C'è la coscienza che il bene storico deve essere in primo luogo rispettato e ogni intervento deve partire dal presupposto che bisogna difendere questa peculiarità. Un esempio? «I campanili crollati si possono ricostruire con le stesse pietre, mettendo rinforzi sismici cn piccoli cavi e facedo collegamenti pi efficaci delle preti...». Dunque non abbiamo bisogno per quanto riguarda le tecnologie degli aiuti stranieri. Obama ha offerto a Berlusconi di restaurare delle chiese... «Gli americani hanno sviluppato interessanti esperienze ma non hanno un patrimonio artistico come il nostro; certe loro metodologie da noi andrebbero riviste. Credo, comunque, che sia giusto aprirsi a una collaborazione anche internazionale; noi abbiamo le nostre sovrintendenze che, dal punto di vista della conservazione dei monumenti, sono di altissimo livello». Nel settembre 1997 lei fu subito chiamato a intervenire a Assisi. E ora? Quali errori bisogna evitare in queste prime ore in vista della ricostruzione? «Nessuno mi ha ancora chiamato ma, rispetto ad Assisi, la situazione in Abruzzo è molto diversa: c'è una intera città distrutta, muoversi dentro è quasi impossibile. Prima di tutto bisogna puntellare quello che ìischia dicadere e cominciare a fare rilievi, a documentare la situazione. Anamnesi, diagnosi e terapia: siamo un po' come dei medici. Nella Basilica di Assisi c'erano stati dei morti, per recuperarli non si poteva andare alla leggera e così furono buttati via macerie e anche affreschi. Ma abbiamo trovato una soluzione corretta ricostruendo le nervature con dei mattoni della stessa composizione chimica di quelli originali. Oggi la Basilica non solo è ricostruita ma è stata resa antisismica, pu resistere a un terremoto molto pi forte del 1997. Ovviamente, nel caso di vecchie case ma non di valore storico tutto ci non occorre, e per , per esempio, si possono usare materiali simili a quelli distrutti prendendoli dalle cave. L'importante sono i collegamenti».
ABRUZZO - Siamo maestri di restauro Non ci servono gli americani
Il professor Giorgio Croci, esperto in conservazione e restauro strutturale dei beni artistici, esprime la sua opinione sulla ricostruzione di L'Aquila dopo il terremoto. Egli riconosce che i danni sono enormi, ma crede che l'Aquila possa essere ricostruita con la dovuta prudenza. Croci ha già lavorato su progetti di restauro in Birmania e Libano e ha ideato restauri arditi come quello per Santa Sofia a Istanbul e la Basilica di San Francesco ad Assisi. Egli sostiene che gli edifici moderni in cemento armato sono stati costruiti in modo inadeguato e che la tecnologia di restauro è avanzata negli ultimi anni.
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