L'arte può fare business? Il bene artistico può influenzare l'economia? Se sì, atraverso quali regole? Si possono trasformare i costi di tutela in un guadagno attraverso la successiva valorizzazione turistica del bene? Sono domande a cui risponderà il convegno internazionale su "Economia dell'arte e della cultura" che si aprirà domani e venerdì a Bo. Promosso dall'Associazione di econometria applicata, dal dipartimento di Scienze economiche dell'Università e dall'Osservatorio sullo sviluppo economico e sociale del Veneto meridionale, vedrà la presenza tra i relatori domani alle 11.30 del ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani il cui intervento sarà molto atteso perché alla vigilia (il primo maggio) dell'entrata in vigore del nuovo Codice dei Beni culturali. L'iniziativa, ha spiegato ieri il senatore Gaburro membro della Commissione Cultura, nasce dall'associazione francese di Econometria applicata che studia con corrispondenti in 22 Paesi, le applicazioni delle tecniche matematico-statistiche nell'analisi delle relazioni economiche. Questa volta si parlerà di applicazione nel campo culturale. «Per esempio: è il mercato che fa il valore di un pezzo d'arte? E come sviluppare la reddititività dell'arte? Un solo esempio. Da quando la biglietteria degli scavi di Pompei è stata affidata a dei privati le presenze sono aumentate del 50 per cento. Infine come sfruttare al meglio il turismo d'arte sempre più in aumento?». Ne discuteranno studiosi internazionali. Ma il senatore il castello carrarese lo venderebbe a privati? «Certo che no» risponde Gaburro.