Capitale delle griffe, dello shopping e degli sportelli bancomat: anche i fortemarmini non riconoscono più la loro Forte dei Marmi, un tempo crocevia di bella gente (Agnelli, Moratti, certo, ma anche scultori, intellettuali e statisti in maglietta e pantaloncini) e oggi instancabile centrifuga di acquisti di lusso, commesse che pensano in cirillico e ristoranti dai conti proibitivi. Là dove c'erano i bar storici, ci sono solo vetrine scintillanti ma fredde con prezzi da infarto, al posto delle botteghe le banche che attendono i magnati russi pronti a saccheggiare le boutique. In tempi di crisi, intendiamoci, i soldi non fanno specie a nessuno, da dovunque provengano. Ma il sindaco Umberto Buratti, da cinquantenne che ricorda gli anni ruggenti, ha deciso di provare a riconsegnare Forte ai fortemarmini e ai villeggianti nostalgici, che vorrebbero solo pinete, biciclette e il pizzicagnolo di fiducia. E così ha fatto approvare dal consiglio comunale il «piano delle funzioni», ovvero la nuova regolamentazione dell'apertura degli esercizi commerciali in centro: stop al cambio di destinazioni d'uso, i locali - bar e caffè - storici non potranno più cedere il passo a banche o griffe se non con una votazione ad hoc del consiglio comunale, mentre fino ad oggi bastava una frettolosa comunicazione all'ufficio urbanistica. Ma non solo: Forte dei Marmi respinge fieramente i kebab, i ristoranti etnici, i negozi che non fanno commercio di prodotti tipicamente versiliesi. «L'intento - spiega Buratti - è quello di evitare che le attività con i maggiori margini di guadagno (come l'abbigliamento) conquistino tutti i fondi del centro, tagliando fuori le attività tradizionali e radicate sul territorio che possono risentire della recessione». Per questo, i commercianti che lavorano a Forte da almeno 40 anni - anche con diverse gestioni - dovranno presentare la domanda di cessione dell'attività al consiglio comunale, che valuterà caso per caso. «Questo - puntualizza Buratti - per evitare che Forte diventi un enorme outlet a cielo aperto senza quella rete di attività che ne hanno sempre rappresentato la specificità». Tra i locali da salvare troviamo gli storici Caffè Roma e Principe, ultracentenari, la trattoria Le Tre Stelle, che ha sfamato generazioni di operai, il Bocconcino ex Barco Mario e altri. Il piano, approvato dall'assemblea comunale (contrario il Pdl), prevede anche l'ampliamento delle attività «proibite» nella Ztl più chic della Versilia: fin dal 1999 questa zona era off limits solo per i sexy shop e per le agenzie funebri (confinate in periferia), ora seguiranno la stessa sorte gli Internet point, le lavanderie a gettone, le banche e le boutique, e i negozi di alimentari sprovvisti di prodotti made in Tuscany. Un aspetto, quest'ultimo, che ha mandato su tutte le furie i produttori di parmigiano e culatello di Parma, che a Forte facevano affari al platino grazie agli emiliani che da queste parti hanno casa. Ridiamo Forte ai fortemarmini e ai nostalgici della Belle Epoque, è il diktat della giunta Buratti. Obiettivo non facile da centrare, perchè la «spersonalizzazione» del paese parte da lontano, almeno da 10-15 anni: uno dopo l'altro sono scomparsi Pietro e le sue focaccine, il Caffè Giardino, il Bar Mazzini sostituito da una banca, il bar Astor, il bar Marconi, il bar San Paolo rilevato dall'atelier di Giorgio Armani, la Gelateria Nelson sulla quale ha messo gli occhi la Ferragamo, la Gelateria Veneta di via Spinetti, il bar Elbano. E i residenti? Divisi: chi plaude all'iniziativa di Buratti, chi invece, come quelli che tengono per il Pdl (che qui è opposizione) parla di «criteri sbagliati: si mette Forte sullo stesso piano di Firenze, imponendo l'anzianità degli esercizi commerciali come vincolo, senza distinguere tra caso e caso, un arbitrio che avrà conseguenze pesanti sugli incolpevoli proprietari». Intanto Forte si prepara all'impatto con i turisti di Pasqua e i negozi preparano le vetrine: il loro posto al sole l'hanno conquistato prima del diktat; nessuno glielo porterà via.
URBANISTICA - TOSCANA - FORTE.Un piano per tutelare i caffè storici.
Il comune di Forte dei Marmi, in Versilia, ha approvato un piano per riconsegnare il centro storico ai fortemarmini e ai nostalgici della Belle Epoque. Il piano prevede di limitare l'apertura di nuovi esercizi commerciali in centro e di proteggere le attività tradizionali e radicate sul territorio. I commercianti che lavorano a Forte da almeno 40 anni dovranno presentare la domanda di cessione dell'attività al consiglio comunale. Il piano prevede anche l'ampliamento delle attività proibite nella Ztl più chic della Versilia, come le banche e le boutique.
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