Scontro sulla «città nuova». E Obama promette soldi Berlusconi: «Faremo da soli ma gli Usa sosterranno il patrimonio storico» ROMA «La ricostruzione sarà fatta in tempi rapidi» assicura il premier, Silvio Berlusconi, intervenendo a Palazzo Chigi al vertice con le regioni sulla situazione in Abruzzo. Ma gli esperti, dagli urbanisti agli architetti ai sociologi, non gradiscono l'idea della «città nuova» da costruire subito a L'Aquila. Gli interventi Ma dal fisco alla scuola, dal welfare all'edilizia, sono diversi i capitoli su cui il governo sta lavorando in vista del decreto sul terremoto in Abruzzo che verrà varato domani dal Consiglio dei ministri. Il primo aspetto riguarda le risorse da mettere in campo, oltre ai 30 milioni che riguardano l'emergenza. Duecento milioni di euro potranno arrivare dall'Unione europea, grazie alla riprogrammazione di parte dei 350 milioni del programma operativo dell'Abruzzo. A questi si possono aggiungere altri soldi del Fondo di solidarietà per le catastrofi naturali, per ottenere i quali il governo si è già attivato a Bruxelles entro 10 giorni. Ma per la ricostruzione servono non milioni, bensì miliardi, a cui deve provvedere il governo, specie se, come ha detto il presidente del Consiglio, ci sarà una gestione commissariale: «I fondi saranno presto disponibili, costruiremo in tempi rapidi e certi. La ricostruzione la prenderò direttamente sotto la responsabilità della presidenza del Consiglio». Ieri al Tesoro si sono susseguite riunioni per cercare questi soldi. Obama in aiuto In più ci sono aiuti da oltreoceano: gli Stati Uniti «sono pronti ad aiutare il popolo italiano in questo momento di necessità» ha detto Berlusconi. Obama ha espresso al premier, ha confermato una nota della Casa Bianca, «le proprie più profonde condoglianze, e le condoglianze del popolo americano, per le famiglie delle vittime» e ha espresso vicinanza a coloro che sono rimasti feriti. Obama ha espresso «particolare preoccupazione per le famiglie di coloro che hanno perso persone amate, case, e lavoro», e ha assicurato che gli Stati Uniti «sono pronti ad aiutare il popolo italiano in questo momento di necessità». «Se gli Stati Uniti vorranno dare un segno tangibile della loro vicinanza all'Italia - ha quindi raccontato il premier ai giornalisti all'Aquila - potranno prendersi la responsabilità della ricostruzione dei beni culturali e delle chiese, un impegno che potrebbe riguardare anche il piccolo quartiere di un paese o un borgo». Obama ha invitato il Cavaliere a parlarne quando andrà a Washington, in preparazione del vertice G8 di luglio alla Maddalena. Le «new town» Nel frattempo l'idea di costruire una new town all'Aquila, in tempi rapidi, per dare una casa ai senzatetto fa discutere gli esperti. Massimiliano Fuksas non usa mezzi termini: «All'estero ci sono state diverse esperienze di questo genere in passato. Oggi nessuno pensa più alle new town: sono state un fallimento». Architetto e urbanista di fama internazionale, spiega che dovunque sono state realizzate, le new town «sono state un fallimento», perché hanno prodotto aggregati urbani che «non sono né città, né campagna». Scettico anche il sociologo Duccio Scatolero: «ricostruire dal niente concentrati abitativi e un'esperienza che non è andata a buon fine. Ho visto operazioni del genere in Francia con la costruzione di città satellite: sono diventate città ghetto».
Architetti e sociologi bocciano il progetto urbanistico per i terremotati
Il governo italiano, guidato da Silvio Berlusconi, sta lavorando per varare un decreto sul terremoto in Abruzzo. Il primo aspetto riguarda le risorse da mettere in campo, che includono 30 milioni di euro dall'emergenza e 200 milioni di euro dall'Unione europea. Il governo si è attivato a Bruxelles per ottenere altri soldi del Fondo di solidarietà per le catastrofi naturali. Berlusconi ha promesso di costruire una new town all'Aquila per dare una casa ai senzatetto, ma gli esperti sono scettici sulla sua idea, considerandola un fallimento.
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