Viaggio hi-tech nellorfanotrofio La storia dellistituzione milanese viene ricostruita in modo molto accattivante Rischiava di diventare il museo più commovente della città, ma un pochino noioso. E invece si è trasformato in un luogo divertente che mischia le emozioni del passato alla giocosità delle più moderne tecnologie, grazie al guizzo artistico di un giovane studio milanese che si occupa di video-arte. Il Museo dei Martinitt e delle Stelline di corso Magenta ha aperto solo lo scorso gennaio, presente il ministro della cultura Sandro Bondi, ma continua ad attirare curiosi di tutte le età. Basta sfogliare il librone delle dediche che cè allingresso: a lasciare una firma commossa sono gli stessi orfanelli di una volta che oggi sono diventati nonni. A scriverci qualche riga divertita sono invece i nipoti, che si sono messi a giocare con le installazioni. «Martinitt era il nome che veniva dato ai bambini maschi che un tempo restavano senza genitori, Stelline quello dato alle bimbe - racconta la direttrice Cristina Cenedella -Negli archivi custodivamo da anni migliaia di documenti: certificati, lettere, fotografie. Ma se li avessimo esposti così comerano, non avremmo ottenuto un grande impatto emotivo. Allora abbiamo dovuto pensare ad unaltra angolatura». Lincarico è stato affidato al gruppo di giovani video-artisti milanesi "N! 03", i cui soci, ragazzi e ragazze tra i 25 e i 45 anni, hanno tutti fatto la gavetta allo Studio Azzurro, considerato lavanguardia italiana della video-arte. «Allinizio, quando il committente ci ha proposto questo lavoro, ci siamo messi le mani nei capelli - rivela Riccardo Castaldi, uno dei fondatori - Avevamo davanti un castello di documenti cartacei e dovevamo trasformarlo in un luogo che suscitasse curiosità e intrigasse tutti. Non solo esperti darchivio o appassionati di storia ma anche bambini e semplici curiosi». La scommessa non è andata perduta. Visitare il Museo dei Martinitt e delle Stelline è come entrare davvero dentro un orfanotrofio dell ï800 con i mezzi ultra tecnologici del 2000. Nella stanza numero quattro, per esempio, sono stati installati dei ferri da stiro su un grande tavolone di tela. Quando il visitatore ne prende in mano uno e comincia a dare passate vigorose sopra i grembiuli stropicciati (che sono solo dei disegni) ecco che capita una magia: le pieghe scompaiono, i vestiti sfumano, e sotto appare un testo scritto che si incrocia con fotografie e certificati depoca. Quei brevi testi, facili da leggere, raccontano la vita delle Stelline, cioè le bambine orfanelle di Milano che passarono tutta la loro giovinezza a lisciare biancheria col ferro caldo per diventare brave mogli, brave madri e perfette cameriere. Nella stanza numero cinque, invece, il visitatore può sollevare tra le mani delle scatole nere che sembrano bacinelle con dentro lacqua. Ma nellacqua cè unimmagine che si muove e sembra galleggiare. Muovendola, ecco che parte un video, e laudio narra la vita di alcuni martinitt famosi, come Angelo Rizzoli oppure Leonardo Bianchi delle famose biciclette. «Milano ha sempre amato i suoi orfanelli e i lasciti, nei decenni, sono stati molti - rivela la direttrice - per fare questo museo abbiamo avuto la donazione di un ex martinitt che ha finanziato tutto ma che vuole restare anonimo». Magari il suo viso lo si trova discreto tra una foto e laltra o di passaggio nei video.
MILANO - Il Museo di Martinitt e Stelline allestito da giovani videoartisti
Il Museo dei Martinitt e delle Stelline di corso Magenta a Milano è stato aperto lo scorso gennaio con la presenza del ministro della cultura Sandro Bondi. Il museo è stato creato grazie al lavoro di un gruppo di giovani video-artisti milanesi "N! 03" che hanno trasformato gli archivi dell'istituzione in un luogo divertente e interattivo. Il museo esplora la storia dell'istituzione e racconta la vita delle Stelline, le bambine orfanelle di Milano, e dei Martinitt, i bambini maschi senza genitori. Le installazioni del museo utilizzano tecnologie moderne per raccontare la storia in modo accattivante e divertente. Il museo è stato finanziato da un ex martinitt che vuole restare anonimo.
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