la decisione Il Comune di Genova e la Regione hanno stanziato i fondi necessari per salvare il teatro Genova. Tre milioni dalla Regione, altrettanti dal Comune per chiudere una volta per sempre la vecchia vicenda del fondo pensione del Carlo Felice, una zavorra finanziaria che pesa dal 1971 e che nel giro di qualche settimana avrebbe trascinato a fondo il Teatro dell'Opera. «Adesso il commissario Ferrazza dovrà portare a termine una soluzione tombale per il fondo di previdenza», dicono all'unisono il presidente della Regione, Claudio Burlando, e il sindaco Marta Vincenzi. Comune e Regione faranno la loro parte per salvare il teatro. Ma neppure il governo, terzo socio fondatore della Fondazione Carlo Felice, starà a guardare: ieri Salvatore Nastasi, capo di gabinetto del ministero ai Beni culturali, ha garantito che da Roma arriveranno i quattrini necessari per consentire di chiudere la stagione senza patemi. L'accordo che, quantomeno sul piano degli impegni assunti pubblicamente, tira fuori dalle secche il teatro lirico è stato virtualmente siglato ieri pomeriggio in teleconferenza a Palazzo Tursi dai tre principali attori: Comune, Regione e Ministero. Dopodiché la giornata della protesta, scandita sempre a suon di musica dagli orchestrali e dai coristi del Carlo Felice, si è conclusa in un clima quasi di festa per il pericolo scampato. I sindacati, autonomi compresi, hanno accolto con soddisfazione l'intesa per il salvataggio del teatro e i tre lavoratori, da cinque giorni in sciopero della fame, hanno celebrato a tavola la fine dell'incubo. «Questo non significa - ha ammonito il segretario della Fials., Nicola Lo Gerfo - che abbasseremo la guardia. Il 15 aprile verificheremo, nella commissione comunale dedicata al Carlo Felice, se gli impegni verbali sono stati tradotti in atti scritti». Ma l'ottimismo è palpabile. Anche nelle dichiarazioni del commissario Giuseppe Ferrazza: «Sono molto contento. In questo modo si risolvono non solo i problemi della gestione straordinaria, legata al fondo pensione, ma anche di quella ordinaria». E poi? «Poi le difficoltà del Carlo Felice sono quelle di tutti i teatri italiani, bisognerà cambiare mentalità e organizzare gli eventi sulla base di costi e ricavi». In consiglio comunale, annunciando subito dopo la teleconferenza con Roma la soluzione concordata, Marta Vincenzi è stata chiara: «Ora, da Comune, Regione e Stato il commissario riceve mandato a trovare una transazione definitiva, tombale, con i 300 dipendenti coinvolti nella vertenza sul fondo pensione». «Non vedo ostacoli - osserva Ferrazza - i sei milioni di Regione e Comune aggiunti al milione a disposizione del liquidatore del fondo fanno sette milioni: oltre il 70 per cento del debito nei confronti dei titolari del fondo che ammonta a circa 9 milioni». Sono 74 i lavoratori che nel 2008, in virtù di una sentenza del tribunale del Lavoro, hanno maturato il diritto a quattro milioni di risarcimento per il fallimento del fondo, avvenuto nel 2004. Tutti gli altri sono pronti ad accodarsi. Basteranno sette milioni? «Sono certo di sì - dice Ferrazza - L'alternativa sarebbe la liquidazione coatta amministrativa della Fondazione e quindi, anche i pensionati, non prenderebbero proprio nulla». I dipendenti del Carlo Felice, ieri mattina, avevano sfilato in corteo, sulle note più tristi del repertorio, sino in Regione. «Impossibile percorrere la strada di una "leggina" perché si deve andare a sanare una situazione determinatasi in seguito ad un illecito», aveva detto il presidente Claudio Burlando. Poi la protesta si è spostata davanti a Palazzo Tursi. Con cori, mai offensivi, all'indirizzo del sindaco. E il Và pensiero intonato in aula. «Comune e Regione, stanziando tre milioni di euro ciascuno, con grande senso di responsabilità, si fanno carico di azioni amministrative sbagliate per il bene del Teatro e della città», dirà alla fine Vincenzi: «Non c'era alcun obbligo giuridico. La responsabilitàè di coloro che hanno sempre approvato i bilanci, ministri compresi. La nostra scelta è politica: Genova non può fare a meno del suo teatro. Il Comune l'anno scorso aveva già dato 11 milioni. Ma, in futuro, si dovrà cambiare registro. Il sistema delle Fondazioni non funziona più».