Dopo lappello Vaticano in campo Brera e Firenze "Pronti ai restauri" UN appello per adottare le opere darte e salvarle dal disastro. Lha lanciato ieri il Vaticano e tutti i grandi laboratori di restauro hanno subito accolto la proposta. Francesco Buranelli, segretario della Pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa, ha invitato gli opifici italiani «grandi e piccoli» a raccogliere e restaurare i preziosi oggetti trasportabili, contenuti nelle chiese abruzzesi danneggiate dal terremoto. «Suppellettili daltare, dipinti, argenti, tessuti, un intero patrimonio che appartiene a edifici di culto e musei e che rischia di essere perduto. Ciascuno può mettere in atto unazione di solidarietà anche nel suo piccolo», ha detto Buranelli, citando il possibile intervento di laboratori deccellenza come quelli di Brera, Firenze, Roma. E linvito non è caduto nel vuoto. Tra i primi a raccoglierlo, proprio Sandrina Bandera, soprintendente e direttore della Pinacoteca di Brera di Milano. «Abbiamo un ottimo laboratorio che ha appena terminato il restauro di Raffaello e non si tirerà indietro», sono le sue parole. «Siamo specializzati nel restauro di tavole e statue lignee dipinte. Tutte opere di cui lAbruzzo è pieno». Per il soprintendente al Polo museale fiorentino Cristina Acidini quello vaticano è «un appello da accogliere per i laboratori di restauro fiorentini, che, a partire dallOpificio delle Pietre dure, saranno certamente in grado di fornire il loro aiuto come hanno già fatto in altre tragiche circostanze, come lalluvione di Firenze del 1966». «Appena possibile mi metterò in contatto con i soprintendenti abruzzesi per avere un quadro delle necessità e valutare le loro richieste», è la risposta di Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, che ha dichiarato la più ampia disponibilità dei laboratori di restauro del suo museo a recuperare le opere danneggiate. Lo stesso vale per lIstituto per la conservazione e il restauro di Roma: «Ha fatto bene il Vaticano a lanciare questo appello», ha detto Alessandro Bianchi dellIcr romano. «Soprattutto se linvito riguarda gli studi professionali privati che potranno offrire la loro opera gratuitamente. Si potrebbe pensare di istituire un albo dei professionisti e restauratori che si offrono volontari per il restauro di queste opere darte».