INTERVISTA. Parla Francesco Buranelli, direttore dei Musei Vaticani, a Trapani per l'inaugurazione di «DiArt». «La Chiesa, oggi, è chiamata a ricercare assieme agli artisti un terreno e un linguaggio comune» TRAPANI, Dirige quella che per il Papa è «una delle più significative porte della Santa Sede aperte sul mondo», i Musei Vaticani. Che, a proposito di porte, dall'anno del Giubileo sfoggiano un ingresso modernissimo. Francesco Buranelli è stato a Trapani proprio per dialogare nel segno dell'arte contemporanea, presenziando all'inaugurazione di DiArt, Collezione Diocesana di Arte Sacra, avvenuta sabato scorso al Seminario Vescovile. I Musei Vaticani sono una delle più famose istituzioni della Santa Sede, meta ogni anno di tre milioni di visitatori, conosciuta per i capolavori che una storia lunga cinque secoli ha permesso di accumulare e per alcuni luoghi rilevanti come la Cappella Sistina, la Cappella Niccolina, l'Appartamento Borgia e altre Stanze «frequentate» da gente come Michelangelo, il Beato Angelico, Pinturicchio e Raffaello. Il compito di Buranelli è quello di promuovere e mettere a disposizione del pubblico tutto questo... ben di Dio, consapevole di come il linguaggio universale dell'arte sia capace di parlare a persone di culture, lingue e religioni differenti. Dice: «La Collezione di Trapani è stata una bellissima scoperta e sono felice di avere accettato l'invito dal vescovo, monsignor Miccichè: in Italia esistono poche operazioni simili che vanno supportate come vanno incoraggiate le persone volenterose che vogliono promuoverle». Lei auspica l'apertura dei Musei Vaticani a un rapporto fecondo con le realtà delle chiese locali. È questo un primo passo? «In questa direzione senz'altro, perché quello di Trapani è un museo diocesano e ripropone un'operazione che fu lo stesso Paolo VI a volere negli anni '70 in Vaticano con l'istituzione della "Collezione d'arte religiosa moderna". Una clonazione, come si dice oggi, per utilizzare l'esperienza di dialogo dell'arte e degli artisti con la chiesa in una realtà diocesana. I Musei Vaticani sono molto impegnati ma sempre disponibili. La nostra mostra sulle recenti acquisizioni d'arte contemporanea, in viaggio in questi mesi attraverso l'Italia, vuoi esser proprio un segnale d'apertura e confronto, un invito al dialogo. Questa di Trapani è un'occasione che nasce da uno spirito comune: la Chiesa ha voglia di ristabilire un legame, un contatto i on gli artisti contemporanei che vogliono cimentarsi nel sacro senza dimenticare che un'opera può essere religiosa pur non affrontando una iconografia sacra». I Musei Vaticani sono un'istituzione in continuo movimento non solo un preziosissimo scrigno. Sono un museo che dal Rinascimento continua a dialogare con l'arte con temporanea, a promuovere arte. Se noi mmpiamo questo cordone ombelicale non facciamo il nostro lavoro». II rapporto tra arte e fede, artisti e Chiesa com' è cambiato? lì sempre più vivo e sorprendentemen-le attuale, la prova l'ho avuta qui a Trapani dove ho conosciuto opere e artisti che non avevo ancora avuto modo di incontrare, capaci con il loro personale segno di centrare emozioni e sentimenti». In un'Italia che trabocca di capolavori del passato, qual è lo spazio per l'arte contemporanea? «Le chiese sono piene di tesori d'arte grazie all'attenzione che la comunità ecclesiale ha saputo manifestare agli artisti che sono stali di secolo in secolo "contemporanei". Quest'arte è meno immediata di quella antica ma quando si impara a conoscerla non se ne può più fare a meno. La Chiesa, oggi, è chiamata a riallacciare il legame con la bellezza, a ricercare insieme agli artisti un terreno e un linguaggio comune. L'arte è sempre stato il tramite ideale per manifestare il sacro agli uomini».