Alessandro Mendini, puro made in Italy "Creo merce destinata a deteriorarsi, senza lasciare scorie. Ma noi, a forza di revival siamo ormai arrivati allarcheologia istantanea" La riconoscibilità delle sue creazioni: eleganti e quotidiane. Come i cavatappi antropomorfi o la famosa poltrona Proust «Una mostra mia qui, a Roma, addirittura nellAra Pacis, può sembrare una contraddizione. Il mondo romano è veramente unepoca diversa. LAra Pacis è stata fatta per sfidare leternità, il mio lavoro, il lavoro di un design, è effimero: merce destinata a deteriorarsi, a scomparire senza lasciare scorie». Ama il paradosso, Alessandro Mendini, guru del design italiano, classe 1931. Si diverte, chiaramente, a accostare tra di loro elementi creativi diversi, opposti. E a collegare fili di trame culturali che possono sembrare lontanissime. «Mi hanno fatto vedere», dice, «le immagini dei colori che coprivano il marmo bianco dellAra: di grande intensità, violenti, come i colori messicani, come i colori futuristi». Unaffinità che non lo sorprende: vive dallinterno le mode, con lo spirito laico di chi non si stupisce di niente. «Alla Swatch si lavora basandosi sulle ricerche sui trend di moda: questanno, ho visto, si va dal revival degli anni 70, a quello degli anni 80, poi a quello dei 90. Presto saremo al revival di noi stessi. Io la chiamo archeologia istantanea: siamo già la rappresentazione del nostro passato». Ma poi aggiunge, con un sorriso sardonico, «Mi piace giocare col tempo. Ha visto quei grandi vasi laggiù? Erano nuovi, li ho fatti a pezzi e ricollocati perché avessero un che di archeologico». E lasciando scivolare lo sguardo sulle colonne in ceramica smaltata che accolgono il visitatore alla mostra nellingresso della Sala dellAra Pacis si lascia sfuggire: «questi sono lavori antichi». È stata unimpresa non da poco per Beppe Finessi, il curatore della mostra promossa dal Comune di Roma, dallassessorato capitolino alla cultura, dalla Sovrintendenza ai Beni Culturali e da Zétema, aperta da ieri al Museo dellAra Pacis, mettere ordine nel mare di schizzi, carte, oggetti, sculture, mobili che sono nati in questi anni dal genio di Alessandro Mendini. Limpianto dellesposizione traccia quattro percorsi: progettare orizzonti, che raccoglie le architetture pubbliche e gli interventi territoriali; progettare stanze, con i mobili e gli ambienti interni; progettare corpi, con i gioielli, gli orologi, i vestiti, le borse, ma anche le performance; progettare pensieri, che raccoglie le riviste di design di cui è stato direttore, ma anche gli schizzi, le poesie, i progetti, le mappe tematiche e culturali. Un percorso sinuoso che si snoda tra gli straordinari cavatappi Alessi "alessandro M.", autoritratti in serie, ma anche tra i lampadari, vere sculture di vetro colorato, gli specchi, i grandi vasi, le borse di spicchi di colore, i vestiti simili a maschere di arlecchino. Gli orologi progettati per la Swatch, i vetri di Venini. E ancora gli oggetti di "redesign", invenzioni di nuove sedute a partire da alcuni "classici" come le sedute di Rietveld o di Mackintosh, rivisitate spesso con una vena di ironia. E i mobili, dal coloratissimo contenitore "Di A Da In Con Su Per Tra Fra" alla sontuosa e sognante "poltrona di Proust", che occupa interamente una piccola sala, idolo e sintesi del significato della letteratura nelle nostre vite. «La letteratura è molto importante per me. Il mio lavoro», spiega Alessandro Mendini, «nasce come un racconto. È una specie di romanzo autobiografico. Io parto sempre scrivendo i miei progetti, mettendo giù piccole frasi. Il disegno viene dopo». E a Berlino, presto, una grande mostra dedicata a lui allineerà tutte le "poltrone di Proust" che ha creato in questi anni: «Saranno unottantina. Sarà difficile trovarle tutte».
ROMA - Una galleria di creazioni allAra Pacis oggetti e progetti in mostra fino a settembre
Alessandro Mendini, un famoso designer italiano, ha creato una mostra a Roma all'interno dell'Ara Pacis. La mostra raccoglie le sue creazioni più diverse, come cavatappi, mobili, oggetti di design e performance. Mendini si diverte a combinare elementi creativi diversi e a collegare fili di trame culturali che possono sembrare lontanissime. La mostra è stata curata da Beppe Finessi e include opere come la poltrona "Proust" e gli orologi progettati per la Swatch. Mendini spiega che il suo lavoro nasce come un racconto e che il disegno viene dopo. La mostra è un esempio di "archeologia istantanea", ovvero la rappresentazione del passato nel presente.
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