Anche la festa con tante bandiere, anche i discorsi, anche la conferenza stampa. Credo che basti. Adesso è il tempo della ragionevolezza. Ricapitoliamo: è mancata o non è stata capita la necessità di fare un'indagine storica seria sulla piazza. Da qui è derivata una invenzione, il taglio della piazza a metà, come un cocomero, anzi un cocomero pentagonale, come ci è stato detto. Da qui la negazione dell'asse medievale, ma anche rinascimentale, insomma, hanno «tagliato» anche gli obelischi. Spiegazione: nessuno ha saputo scoprire come era organizzato lo spazio nel Medioevo, anche se questo avrebbe potuto suggerire soluzioni diverse, scoprire come veniva usata nei cosiddetti secoli bui e nel Rinascimento la piazza, dove si aggregavano i fiorentini, come si muovevano, quali erano i percorsi, sarebbe stato un punto di partenza indispensabile per qualsiasi progettista. Ignorando tutto questo si è giunti alla decisione, presa certo in distratte quante segretissime stanze, di far piazzare alcuni terribili parallelepipedi in corten con sedute di legno. Ma il corten sporca di autunno inverno e scalda molto in estate, ci si è pensato? Ancora: non si sa perché ma le sedute di legno non sono continue. Poi sono venute le panche di vetro con anima metallica e una ecatombe di televisori dentro: la perfezione! Tutto questo non ha rapporto alcuno con la piazza, il revival del giardino novecentesco è assurdo, compreso il sitema di lastricato e la sua forma. Serviva recuperare la storia del sistema e poi a dire, ma se ne sono dimenticati in troppi e non se ne è fatto nulla. Che fare? Adesso conviene tornare alla ragione: le panche di ferro vanno modificate in modo da estendere la seduta di legno a tutto il sistema e comunque vanno subito piazzate fuori dal centro storico, oppure affidate all'eterno oblio dentro un deposito comunale. Le panche di vetro invece possono essere utilizzate nell'atrio di un qualsiasi call center, ammesso che ci stiano. Un'ultima raccomandazione: questo è un caso apparentemente marginale ma di evidente insensibilità. Culturale, ovviamente. Eliminiamo tutto prima che anche questo diventi un «caso» nazionale.