La querelle si arricchisce di nuovi elementi, mentre i Comuni, che sono peraltro a rischio di scioglimento anticipato per l'inerzia grave finora dimostrata nei confronti dell'edilizia fuorilegge, provano ad arginare la valanga giudiziaria che sta per abbattersi sul territorio. Dopo la svolta - con l'arrivo delle ruspe - imposta dal pool antiabusivismo della Procura di Napoli guidato dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara - i sindaci intendono evitare lo scontro e lanciano una proposta di collaborazione alla stessa Procura, delineando un piano di azione. È un protocollo di valutazione dell'ordine di priorità degli abbattimenti che dovranno essere effettuati per le migliaia di manufatti realizzati in assenza di autorizzazione, e i cui proprietari sono stati condannati - in modo inappellabile - con sentenze passate in giudicato. Dopo un summit che si è svolto nel municipio di Serrara Fontana, gli amministratori hanno deciso di delegare l'avvocato Bruno Molinaro a rappresentarli, e per oggi è previsto un primo incontro in Procura per valutare la prospettiva operativa. All'attenzione del giudice De Chiara e del pm Antonio D'Alessio sarà sottoposta una graduatoria, in ordine decrescente per gravità, degli abusi destinati a finire in macerie. L'iniziativa tende ad abbassare anche i toni dell'allarme sociale, sul quale ha lanciato un appello, nei giorni scorsi, il vescovo della diocesi isolana, monsignor Filippo Strofaldi che ha sottolineato come a essere penalizzati sarebbero soprattutto gli «abusivisti per necessità», molti dei quali vivono nelle abitazioni destinate ad essere rase al suolo. Dunque, nell'ordine, ad essere demoliti - seguendo le proposte dei sindaci - saranno per primi i capannoni, e le opere precarie in materiale eterogeneo, le brutture in lamiera e non coibentate. A seguire, i fabbricati allo stato grezzo, ovvero gli scheletri sprovvisti di tamponature; quindi, le opere provviste di tamponature, ma ricadenti in zone dove vige il vincolo assoluto di inedificabilità. Poi, nell'ordine, ci sono i volumi oggetti di domanda di condono e le case che si trovano in aree dove il vincolo è relativo. Infine, i fabbricati ultimati e non abitati; e, all'ultimo posto dello schema, le case già abitate. Va ricordato che le zone di totale off-limits sono le fasce di rispetto cimiteriale e stradale; i vincoli militari, quelli idrogeologici e i centri storici. Per i vincoli relativi o generici, il riferimento sono i centri urbani e i nuclei ad abusivismo diffuso. Su questo ventaglio di casi, poggia l'eventuale intesa tra gli uffici giudiziari e i sindaci. Questi ultimi, nel frattempo, si attiveranno nella repressione del cemento senza regole, istituendo lo Sportello urbanistico intercomunale, previsto dal Testo unico degli enti locali. Sulla necessità di un contrasto duro all'abusivismo, non ci sono deroghe e scappatoie che tengano.
CAMPANIA - Ischia. Abusi e demolizioni, scenario aperto verso un'intesa istituzionale.
I Comuni di Napoli hanno lanciato una proposta di collaborazione con la Procura di Napoli per affrontare la valanga di abusivismo edilizio che sta affliggendo il territorio. I sindaci hanno delineato un piano di azione per valutare l'ordine di priorità degli abbattimenti dei manufatti realizzati in assenza di autorizzazione. Il piano prevede la demolizione dei capannoni, delle opere precarie e delle brutture in lamiera, seguiti da quelli con tamponature, e infine le case abitate. La Procura ha accettato la proposta e ha previsto un primo incontro per valutare la prospettiva operativa. L'iniziativa tende ad abbassare i toni dell'allarme sociale e a concentrarsi sulla repressione dell'abusivismo.
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