Da Botero a Mitoraj, alla grande mostra di Javier Marìn: capolavori nelle piazze Stupisce molti, ma non tutti, il fatto che Pietarsanta faccia da padrona alla Fiera Internazionale di Arte Contemporanea di Palm Beach, la fiera del settore più importante del mondo. La sua ininterrotta tradizione legata alla lavorazione del marmo e la presenza sul territorio delle fonderie artistiche per il bronzo (due su tutte la Fonderia Mariani e quella Versiliese) hanno attirato oggi come in passato i più grandi scultori. Fin dal 1500 infatti in questa parte dell'alta Versilia venivano estratti e lavorati i marmi e da allora quell'antico mestiere è stato intelligentemente tramandato ed ha fatto della cittadina un luogo d'elezione per artisti di tutto il mondo che hanno scelto di risiedervi stabilmente per respirare l'atmosfera inconfondibile di questo magico luogo ai piedi delle Alpi Apuane. Nella piazza centrale il Caffè Michelangelo porta questo nome perché proprio in quei locali (visibile ancora oggi una targa che lo attesta) il celebre scultore firmò il contrattato per comprare il pezzo di marmo dal quale nacquero la Pietà e il Mosè. Passeggiando per le stradine della città non possiamo non notare le oltre venti gallerie d'arte incastonate tra portoni antichi e ristorantini tipici e non si può che ammirare le tante statue che ornano i punti chiave come il Guerriero in bronzo di Fernando Botero in Piazza Statuto, la grande scultura di Kan Yasuda alla stazione, Il Pugilatore di Messina a Porta a Lucca e il Centauro di Igor Mitoraj nella omonima piazza dove ha sede la prestigiosa Galleria d'arte Barbara Paci una delle poche realtà cittadine gestite da una persona del luogo. Barbara Paci, dopo essersi laureata in Storia dell'Arte Contemporanea all'Università degli Studi Firenze, ha fatto un iter professionale nelle istituzioni pubbliche nei musei toscani (Museo Fattori di Livorno, Museo Piaggio...) dove ha imparato a realizzare in collaborazione con equipe molto preparate, come dice lei stessa, «a lavorare nell'arte per la bellezza di farlo, tendendo ad uno scopo culturale e non meramente commerciale». È una donna coraggiosa, da cinque anni presente in città, prima con uno spazio espositivo ricavato all'interno di una fonderia, ricreando le atmosfere newyorkesi, poi stabilendosi nella deliziosa piazzetta del Centauro. A lei il merito di aver organizzato la grande mostra di Javier Marìn dell'anno scorso che ha registrato 40mila visitatori ed ha visto la vendita di centinaia cataloghi, andati esauriti molto prima della chiusura dell'esposizione e di aver portato all'attenzione del grande pubblico un artista straordinario oggi amato da collezionisti e critici. «La soddisfazione più grande per una persona che fa il mio mestiere - racconta Barbara - è quella di scoprire un artista. Dieci anni fa ero alla Biennale di Venezia insieme ad importanti mercanti d'arte, lì vidi per la prima volta le opere di Marìn e capii subito che avevo di fronte un genio. Chi era con me non era della stessa opinione... invitai Javier ad esporre nella mia galleria d'arte nel 2007 ed ebbe subito un grande successo e poi, l'anno successivo riuscimmo ad organizzare la grande mostra di Pietrasanta e portare le grandi opere di Marìn in città». Per l'occasione l'artista messicano costruì la mostra per la città facendo tutte opere inedite, costruendo un percorso espositivo che si adattasse alle ambientazioni e alla città. Ciclopici guerrieri di ritorno dalla guerra cavalcavano stanchi sulla via Francigena fermandosi a pochi passi dalla Chiesa di Sant'Agostino dove un allestimento di folgorante impatto aspettava i visitatori. E dalla sua narrazione originaria pensata per la cittadina versiliese la grande mostra si è spostata con grande successo a Milano in Piazza Duomo, Piazza della Scala e Palazzo Reale e il 9 giugno prossimo, alla presenza del primo ministro olandese, volerà all'Aia, mentre un grande cavallo di bronzo come quello di Pietrasanta verrà esposto nella piazza davanti alla cattedrale di Monaco. Ma se davvero ci si vuole avvicinare al cuore pulsante della città bisogna entrare nei laboratori popolati da persone umili ed oneste, artigiani preparati che rimangono all'ombra dei grandi nomi, ma che hanno contribuito a fare grandi gli artisti. E questo gli artisti lo sanno e non mancano mai di tessere le loro lodi in ogni occasione. Lontani quindi dai vernissage patinati, dalle mostre monumentali, dai locali alla moda, vale la pena di scoprire il fascino discreto delle fonderie artistiche e dei laboratori artistici per la lavorazione del marmo per vedere dove nascono le opere che sono oggi sotto gli occhi di tutti.