ROMA È mercE preziosa il turista culturale: in tempi di paura crescente e contrazione dei consumi ha continuato a viaggiare e a spendere, tanto da portare nel 2003 l'incremento della spesa delle famiglie per mostre, spettacoli, musei ad un più 2,1 rispetto al più 1,2 dell'anno precedente. Ma soprattutto è un turista ricco, che spende fino al 30 in più rispetto al viaggiatore tradizionale, Sembra la descrizione di una miniera d'oro in un Paese in cui il turismo rappresenta il 5,6 del prodotto interno e quello culturale, da solo, ormai l'I,3. Invece questo diluvio di cifre nasconde un allarme: ormai poter contare su bellezze sto-riche, artistiche e archeologiche non basta più. E se non ci sarà un'inversione di tendenza nelle politiche di sostegno al settore, ri-schiamo di farci portare via i turisti migliori e i migliori bilanci. Il cahier de doléance viene dal secondo rapporto annuale «Federculture», il sindacato che raggruppa Regioni, enti locali e aziende speciali che si occupano di programmazione e gestione del settore. Insomma è l'allarme della rete territoriale, quella che produce ricchezza e che affida alla sua radiografia una serie di dati impietosi: nella Finanziaria 2004 le risorse destinate al ministero per i Beni e le attività culturali (circa 2.200 milioni) rappresentano lo 0,39 del bilancio dello Stato; la politica di esenzioni fiscali per i «mecenati» dell'arte è fallita, le sponsorizzazioni sono diminuite del 5 e perfino le fondazioni ex bancarie, una delle poche certezze nel mare dell'incertezza che domina le risorse destinate alla cultura, stanno tirando la cinghia e hanno ridotto del dieci per cento, in tre anni, il loro impegno. «L'Italia è la Cenerentola europea della Cultura» sintetizza il presidente dell'Agis Alberto Francesconi, mentre il curatore del rapporto Roberto Grosso elenca i raffronti con gli altri Paesi europei: il Portogallo destina lo 0,9 alla cultura, la Francia l'l, la Germania 11,35. Il rapporto Federculture non lascia molti dubbi: «Se l'annunciata vendita dei beni culturali deve servire a fare cassa, è inutile. Il problema è creare efficaci sistemi di gestione di quello che c'è». Quello che c'è invece non sembra funzionare: clamoroso il fallimento delle deduzioni fiscali per le imprese che investono in attività culturali: dei 70 milioni di euro messi a disposizione nel 2003 ne sono stati versati solo 14 (per 571 mecenati, da Banca Intesa che da sola ha versato 1,6 milioni a un distributore di benzina che ha versato 60 euro). E l'anno prima era andata anche peggio: 90 milioni stanziati, solo 10,4 versati. Ma perché le imprese dovrebbero rinunciare a un vantaggio: perché la norma è «farraginosa, semisconosciuta e di difficile interpreta-zione». «n tetto finanziario viene stabilito di anno in anno spiega Maurizio Barracco, presidente di Federculture e non permette di stabilire se l'erogazione sarà interamente deducibile». Se il ruolo dei privati stenta a trovare una definizione, a dieci anni dall'apertura offerta dalla legge Ronchey, quello degli enti locali è chiarissimo: le casse sono vuote. I trasferimenti dallo Stato ai grandi Comuni hanno avuto contrazioni del 1015, i piccoli fino al 40. Eppure il 43 dei musei, il 38,4 dei teatri e il 47 delle biblioteche appartiene agli enti locali che negli ultimi anni ne hanno voluto (e dovuto) riconoscere il ruolo fondamentale di infrastrutture della conoscenza. E nonostante i tagli e le crisi i Musei aperti in Italia negli ultimi quattro anni sono aumentati del 12, i finanziamenti messi a disposizione dalle amministrazioni sono cresciuti del 4, ma le risorse a disposizione per le spese di gestione sono crollate del 33. Vuoi dire una cosa semplice e drammatica: gli enti locali hanno cercato disperatamente di valorizzare il patrimonio, restaurando, ristrutturando, aprendo spazi museali, ospitando mostre che per la prima volta hanno portato l'Italia al primo e al secondo posto della speciale classifica europea, con «I Faraoni» a Palazzo Grassi e Van Gogh a Treviso. Ma non hanno un euro per pagare le bollette della luce, la stampa dei manifesti e il personale. Difficile da far capire al turista culturale, esigente com'è. pfallaicorriere.it