Uno studioso del Buonarroti individua la traccia del genio nel nucleo interno della torre. Ricorda la Colonna Traiana L'ombra lunga, imponente e superiore, di Michelangelo Buonarroti sul nucleo interno del cinquecentesco campanile in laterizio rosso del duomo di Pietrasanta. Una certezza, più che un'ipotesi, quella rilanciata da Gabriele Morolli, ordinario di Storia dell'architettura all'Università di Firenze e grande conoscitore della maestria di Michelangelo, che ha anticipato i risultati di uno studio nel corso della mostra (aperta all'Inpruneta fino al prossimo 26 luglio, per informazioni www.imprunetacotto.it) sul VII centenario del "Cotto dell'Impruneta". A indirizzare i pensieri di Morolli verso il genio michelangiolesco sarebbe stata la canna di forma insolitamente cilindrica, presente all'interno del campanile con in dote le stesse misure della colonna Traiana che a Roma si erge sui Fori Imperiali. Come a dire che Donato Benti, collaboratore di Buonarroti con da sempre il copyright sul campanile pietrasantino, in realtà altro non era che una sorta di prestanome. Da qui l'inganno storico, vero o presunto. «Difficile attribuire un capolavoro del genere al modesto Benti - spiega Morolli - più facile immaginare il genio divino e capriccioso di Michelangelo che, per gioco o sfida, ha usato quel suo collaboratore per realizzare un manufatto capace di ricreare l'armonia della celebre colonna non attraverso forme visibili, percepibili dall'occhio, ma tramite la propagazione e l'amplificazione del suono delle campane: una grandiosa, cava, eterea colonna sonora». «L'inedita struttura interna del campanile - aggiunge il professore - è scavata da una grandiosa scala a chiocciola autoportante che sale alla cella campanaria con tre avvitamenti e un centinaio di gradini». Commissionato dalla Collegiata di San Martino, l'edificio fu realizzato intorno al 1520: anni in cui Michelangelo soggiornò in terra di Versilia ed in particolare proprio a Pietrasanta, per seguire il nuovo bacino marmifero locale su incarico di Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico. Il campanile ha base quadrata con 8 metri di lato e la sorpresa sta tutta, come detto, nelle misure della canna interna, anch'essa rastremata, che, secondo i rilievi di Enrico Venturini, collaboratore di Morolli, che ha presentato di recente la sua tesi di laurea proprio sull'attribuzione del campanile a Michelangelo, ricalca base, altezza e dimensioni della colonna presente ai Fori Imperiali. Tesi, per la verità non condivisa da tutti - prepariamoci quindi a vivaci contraddittori nelle prossime settimane sull'argomento - che però anche il computer sembrerebbe confermare visto che «il nucleo poetico dell'invenzione della vite di Pietrasanta altro non è che l'idea di riprodurre fedelmente, ma in inquietante negativo, le forme della colonna Traiana. E parliamo di un'invenzione architettonica di straordinaria complessità geometrica e geniale sapienza tecnologico-costruttiva, aspetti uniti a un ardito riuso delle forme dell'arte edificatoria romana», rilanciano il pool di studiosi di cui fa parte anche Barbara Aterini, docente di Geometria Descrittiva dell'ateneo fiorentino. Nell'attesa di carpire i nuovi segreti celati dal campanile, proprio Pietrasanta il prossimo anno sarà sede di un'importante esposizione dedicata a Michelangelo che in Versilia visse con ridondante entusiasmo la sua enorme passione per il marmo.
PIETRASANTA. La mano di Michelangelo nel campanile del Duomo Pietrasanta culla d'arte
Gabriele Morolli, ordinario di Storia dell'architettura all'Università di Firenze, ha avanzato l'ipotesi che la torre del campanile del duomo di Pietrasanta, realizzata nel 1520, sia stata progettata da Michelangelo Buonarroti. La base della sua teoria è la presenza di una canna interna cilindrica, con le stesse misure della colonna Traiana di Roma, che Morolli ritiene essere stata usata da Michelangelo come modello per la sua invenzione architettonica. La struttura interna del campanile, con una scala a chiocciola autoportante, è stata scavata per amplificare il suono delle campane.
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