"Una gioia per la città". Si studia un piano per i nuovi alberi Borrelli: è una ferita che si rimargina, lui è un fuoriclasse Lidea del Comune è mettere piante in Duomo un coro festoso che neanche il Libiamo ne lieti calici. È quello che saluta il ritorno di Claudio Abbado nella sua città. Chi per motivi musicali, chi per il prestigio di Milano, chi per i 90mila pioppi cipressini che miglioreranno laria, ma il sì del 76enne maestro a tornare sul podio della Scala, dove manca dal 1993 e dovera stato direttore musicale per 18 anni, fa felici davvero tutti. A partire ovviamente dalle istituzioni. «È una grande gioia che tocca diversi ambiti - dice il sindaco, Letizia Moratti - ovviamente quello della musica, ma anche quello sociale. Abbado è un grande sostenitore dellorchestra Simon Bolivar, nata da un progetto musicale fra i ragazzi dei barrios. Stiamo progettando insieme una collaborazione che a ottobre porterà qui lorchestra». E poi cè laspetto ambientale: «Raccogliendo linvito del maestro abbiamo dato unaccelerazione al nostro piano sui raggi verdi, elaborato dallarchitetto Kipar. Ora aggiungeremo questi alberi in centro città, dove possibile interrandoli, altrimenti in vasi». Lidea del Comune è di metterli anche in piazza Duomo, «e speriamo che il nome di Abbado smuova la Sovrintendenza ai Beni culturali». Il maestro ha detto la sua anche sul resto delle politiche ambientali milanesi, promuovendo lEcopass e suggerendo di rafforzare la chiusura della città ai mezzi inquinanti. Il presidente della Provincia Filippo Penati sta già facendo partire liter: «Entro un paio di mesi faremo mettere 100 alberi in via Dante come segno di buona volontà, gli altri seguiranno». Penati ha presentato anche un piano su dove mettere il resto degli alberi: Abbado sembra irremovibile nella richiesta che stiano tutti nella cerchia dei Bastioni, il compromesso suggerito da Penati potrebbe essere metterne un po anche allabbazia di Chiaravalle. Una proposta che fa arrabbiare lassessore allArredo Urbano Maurizio Cadeo: «Penati stia al suo posto, il piano verde è del Comune». Unidea viene anche da Claudia Buccellati, gioielliera, presidente dei commercianti di Montenapoleone e melomane incallita: «Usiamo queste piante per nascondere alcune brutture del centro, come la fontana di piazza San Babila e il monumento a Pertini, e al Policlinico dove - finiti i lavori - ci sarà spazio libero. Potrebbe essere un modo ulteriore per celebrare un evento eccezionale come questo, che sarà già sottolineato dalla Ottava sinfonia di Mahler. Oltretutto la Scala sorge dove in epoca celtica cera il bosco sacro dei druidi, sarebbe un cerchio che si chiude». Insiste su Mahler anche Attilia Giuliani, presidente del Club abbadiani itineranti, il fan club del maestro: «È un regalo nel regalo quello che ci ha fatto scegliendo questopera per tornare qui. Per il resto che dire? Siamo senza parole, pensavamo a un pesce daprile ritardato quando ce lhanno detto. Ma la verità è che ci avevamo sempre creduto». Anche Piero Maranghi, della Libreria degli Atellani: «Laltra sera ero a Reggio Emilia ad ascoltare proprio Abbado, e pensavo quanto sarebbe stato bello riaverlo tra noi. Ora sappiamo che succederà, ed è bello che ci sia stata questa riappacificazione con Milano. Poteva succedere prima? Forse, ma la lunga attesa renderà tutto ancor più bello». Infine Francesco Saverio Borrelli, ex Procuratore della Repubblica, ora a capo del Conservatorio, parla di «ferita alla città che finalmente si rimargina. Abbado appartiene allOlimpo dei direttori dorchestra per fascino, talento tecnico, carisma sugli orchestrali. Doveva tornare nella sua città, prima o poi, e che scelga lottava di Mahler è segno che è davvero un fuoriclasse».