Denuncia del Comitato Portosalvo: il danno nella zona vincolata scoperto guardando limmagine su Google Di notte i pescatori di frodo bombardano la scogliera a ridosso di Santa Lucia. Vanno a caccia di datteri, a due passi dal porto. Usano piccole cariche esplosive o lo scalpello. Colpo dopo colpo stanno erodendo la scogliera, che non regge più le mareggiate. E il mare, a sua volta, si sta mangiando il basolato della banchina di Santa Lucia a Nazario Sauro, davanti alla statua inerme di Umberto I. I preziosi blocchi di pietra lavica sono finiti a mare, per un quarto della semiluna della banchina di fronte a via De Cesare. Il pezzo di pietra lavica divorato dal mare è così evidente, che Antonio Pariante del Comitato Portosalvo se nè accorto perlustrando la città su Google. Ha visto il vuoto da unimmagine del satellite. «Ho visto un pezzo che mancava - dice Pariante - e sono andato a fare un sopralluogo. Ci siamo scandalizzati tutti per via Chiaia dove la pietra lavica è stata rattoppata con lasfalto, ma qui, per il vecchio porto borbonico, dove la storia di Napoli "sgarrupa" a mare, nessuno fa niente?». Il Comitato Portosalvo ieri mattina ha scritto urgentemente una segnalazione per la Soprintendenza. Tra la strada e la scogliera frangiflutti sono ormeggiate piccole imbarcazioni. E sono proprio i pescatori a spiegare quello che è successo. «Abbiamo messo delle tavole di legno nellangolo, ma qui crolla tutto - confessa Vincenzo Di Grazia - io e mio fratello abbiamo anche comprato del cemento e abbiamo cercato di riparare come potevamo la banchina, consapevoli di fare anche qualcosa di illegale, perché questa è tutta zona sotto vincolo. Ma nessuno fa niente». Vincenzo Di Grazia racconta dei pescatori di frodo, della scogliera frangiflutti che sta cedendo, dei basolati di pietra lavica che finiscono a mare a ogni mareggiata. «Siamo di Santa Lucia e aggiustiamo barche in questa banchina da quattro generazioni - dice Ciro, fratello di Vincenzo - il soprannome di mio padre era "Naso di cane". Lo conoscevano tutti a Santa Lucia e noi consociamo questo pezzo di Napoli che rischia di scomparire. Abbiamo chiesto anche alla Soprintendenza e al Comune di affidarci la custodia della banchina, ma ci hanno detto di no. E così guardiamo le pietre finire a mare e il mare mangiarsi tutto». Antonio Pariante chiede al Demanio, alla Soprintendenza, al Comune e alla I Municipalità di intervenire: «Per via Chiaia sono scesi in campo e per questo pezzo della cinta bastionata, possibile che rimangano tutti in silenzio?». Intanto ieri mattina a palazzo San Giacomo cè stato un faccia a faccia tra lassessore alla Mobilità, Agostino Nuzzolo, e i commercianti di via Chiaia: «Ho spiegato che lasfalto è solo una soluzione demergenza - dice a fine incontro lassessore - e che ci stiamo adoperando per ripristinare la pavimentazione in pietra lavica». Lassessore non ha ancora avuto risposta dalla Municipalità sui tempi e i modi di attivazione dei dissuasori per rendere operativa lisola pedonale. (cri. z.)