Che, per quanto lontani dallepicentro, abitavano in una città nella quale le scosse di assestamento si facevano sentire, trasformando le notti in un tempo pieno di incertezze e di paure. Così come hanno fatto rivivere, in chi come me si adoperò per organizzare aiuti ai superstiti, langoscia di non avere spesso alcun referente pubblico al quale aggiungere la propria modesta opera, langoscia di non trovare, fra le case crollate, alcun edificio pubblico che fosse rimasto in piedi e in grado di offrire un minimo di rifugio. Solo tende, nei giorni in cui la pubblica amministrazione riuscì a organizzarsi sia per i senzatetto sia per i servizi medici. Ed era inevitabile in una zona, come quella del Belice, nella quale i pochi ospedali esistenti erano ospitati in antichi conventi riciclati e le strutture sul territorio mancanti quasi completamente. Nella dolorosa vicenda dellAquila colpisce come lunico ospedale cittadino, inaugurato nel 2000, abbia subito danni come quelli dei monumenti settecenteschi. E colpisce il poco rilievo che sia stato dato a questa evenienza. Sarà difficile mettere in sicurezza lingente patrimonio artistico e paesaggistico del nostro Paese, ma in zone sismiche è scandaloso che possano esistere strutture pubbliche, come ospedali e scuole, di recente fattura che non siano costruiti nel rispetto delle norme antisismiche. Dalle poche notizie dei mass media apprendiamo che i la costruzione dellospedale, iniziata nel 1977 (anche i tempi italiani sono trentennali, come quelli siciliani), è proseguita a più riprese (un errore per tali strutture). E che lospedale è stato utilizzato a cominciare dal 1992-94 e inaugurato nel 2000. La televisione ha fatto vedere le lesioni dei muri di tompagnamento, ma anche il cedimento di pilastri di cemento armato. Ritengo utile citare questo evento per la Sicilia. Terra ballerina che costantemente dovrebbe avere presente la necessità di disporre di strutture pubbliche in grado di resistere a eventi sismici. E ritengo doveroso ricordare il lungo lavoro di una commissione regionale antisismica (della quale ho fatto parte come medico) che, dal 1984 al 1992, ha effettuato una ricognizione sulla natura del territorio siciliano e sulle strutture sensibili (ospedali, scuole, ambulatori, sedi municipali, provinciali) raccogliendo un materiale cartaceo (relazioni, analisi geologiche, piante) che occupò decine di armadi della presidenza della Regione. Una commissione che si spinse in Giappone e in California per confrontarsi con gli specialisti delle zone a maggiore rischio nel mondo. E che ha indicato i sistemi migliori perché le nostre «strutture sensibili» potessero essere messe in sicurezza o costruite nelladeguata scelta del territorio e nel rispetto della normativa antisismica. Spero che questo materiale sia stato ben utilizzato. Da allora sono sorti ospedali, scuole, strade, in genere dopo lungo travaglio e inaugurazioni spesso fasulle. Sono stati definiti nuovi ospedali che hanno rinnovato buona parte del patrimonio sanitario siciliano, ma si sono rivelati anche fonti di spreco in relazione allepidemiologia dellIsola e ai progressi della medicina. La loro costruzione, spesso iniziata quando il bisogno veniva stimato in dieci posti letto per mille abitanti, è terminata quando tale bisogno è di 3,5 posti letto. Tanto che molti di essi, capaci di ospitare da 400 a 600 posti letto, in questi ultimi anni hanno potuto farne funzionare il 50 per cento. Da qui la richiesta dei tagli del recente piano di riordino sanitario. Mi chiedo: anche se con questi ritardi, progettisti, costruttori, pubblica amministrazione hanno curato che le strutture fossero costruite nel rispetto delle norme antisismiche e dopo avere studiato quanto la commissione aveva raccolto? Sarebbe terribile se la risposta (negativa) ci fosse data da un sisma come quello dellAquila. Risposta che tuttavia cominciamo ad avere, se è vero che in alcuni nuovi ospedali siciliani sono stati rilevati cedimenti e anomalie. Spero che una risposta definitiva non venga da un collaudo violento come quello di un terremoto.
SICILIA - NELLA CORSA AI TAGLI DI NASTRO SI È PERSA LA LEZIONE DEL 1968
La città del Belice, in Sicilia, è stata colpita da un terremoto che ha causato danni gravi alle strutture pubbliche, tra cui ospedali e scuole. La costruzione di questi edifici è stata iniziata nel 1977 e ha subito ritardi e modifiche nel corso degli anni. La commissione regionale antisismica ha effettuato una ricognizione sulla natura del territorio siciliano e sulle strutture sensibili tra il 1984 e il 1992, ma il materiale raccolto non è stato utilizzato in modo efficace. I nuovi ospedali costruiti in seguito sono stati rilevati per avere cedimenti e anomalie, e la richiesta dei tagli del piano di riordino sanitario è stata avanzata.
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