Oggi il consiglio straordinario dei comuni della valle delibererà le iniziative a favore dellAbruzzo I sindaci: lerrore? Abbandonare il proprio paese Vito Bonanno: "Da noi lo Stato disegnò nuove strade e piazze senza dire nulla ai cittadini" "Nel '68 ricevemmo sostegno e conforto da tutta Italia adesso possiamo ricambiare" Dicono: è sempre la vostra terra, anche quando trema. Per questo implorano la popolazione a non andare via. Perché, sottolineano, nemmeno una tragedia così grande può far odiare il proprio paese. I sindaci del Belice che hanno vissuto sulla loro pelle il terremoto del '68 si mobilitano in favore della popolazione dAbruzzo. Raccolgono fondi, reclutano volontari e dispensano consigli accorati ai loro colleghi in fascia tricolore che, dopo le scosse delle prime ore di lunedì, possono amministrare solo le macerie. «I sindaci dellAbruzzo pretendano di gestire direttamente e sotto la loro responsabilità le operazioni di ricostruzione - suggerisce Vito Bonanno, primo cittadino di Gibellina, nato un anno dopo il terremoto - Nel Belice gestì ogni cosa il ministero dei Lavori pubblici con lIstituto per lo sviluppo delledilizia sociale. Hanno scelto loro quante strade, quante piazze, quanti edifici. Hanno disegnato paesi nei quali i cittadini non si sono mai riconosciuti. E non hanno nemmeno completato lopera. A Gibellina, finché tutto è rimasto in mano allo Stato la ricostruzione non è andata oltre il 15 per cento, quando finalmente la gestione è passata al Comune siamo arrivati al 96 per cento. I sindaci dellAbruzzo comincino fin da adesso a rivendicare le loro competenze». Francesco Santoro, primo cittadino di Santa Margherita Belice, indica il sistema grazie al quale le amministrazioni locali possono gestire direttamente la ricostruzione, tagliando fuori un bel po di burocrazia: «Ogni Comune - dice - deve dotarsi di una commissione, composta dal primo cittadino, dai consiglieri e dai tecnici di Sovrintendenza e Genio civile, con poteri straordinari per riconosce il diritto di chi è rimasto senza casa e autorizzare, per decreto, la ricostruzione immediata». LUnione dei Comuni del Belice riunirà oggi alle 16 la giunta straordinaria per programmare gli aiuti. Le amministrazioni della valle, oltre a numerosi volontari, sono pronte a inviare i loro esperti per valutare lagibilità degli edifici, il sindaco di Santa Margherita ha già messo a disposizione lingegnere capo del Comune. Sono tutti in allerta, attendono solo che la Protezione civile nazionale chieda il loro aiuto. È già partita invece la raccolta di fondi e di generi di prima necessità per gli abruzzesi rimasti senza casa. «Gli italiani ma anche numerosi cittadini di altri paesi europei hanno fatto tanto per la popolazione del Belice - osserva il sindaco di Gibellina - Abbiamo loccasione di ricambiare, dimostrando la stessa generosità». Soldi, cibo, vestiti e coperte serviranno a dare ristoro ma hanno anche unaltra finalità meno immediata. «Tante famiglie, compresa la mia, dopo il terremoto del Belice, hanno lasciato i loro paesi in cerca di un tetto e un po di cibo. È stato un grande, doloroso errore - racconta Rosario Drago, sindaco di Salaparuta - Agli abruzzesi dico: restate dove siete. Avevo 14 anni quando vidi la mia casa cadere davanti a me. Pensavo solo a scappare via. Invece, bisogna avere il coraggio di restare, di continuare ad amarlo il proprio paese. Solo così si avrà la forza di rimetterlo in piedi». Bisogna restare, dunque, e pretendere la gestione diretta della ricostruzione. Ma i sindaci del Belice hanno unaltra dritta per i loro colleghi dAbruzzo: «Nella nostra valle lo Stato ha puntato esclusivamente sulla ricostruzione delle case - dice Antonino Accardo, sindaco di Vita - Nessuno ha pensato che assieme ai fabbricati era crollata anche leconomia, nessuno si è curato di favorire e incentivare lo sviluppo. Oggi Vita ha le case ma le mancano i cittadini. La densità è di 2 mila abitanti, ma a Toronto abbiamo una comunità di 5 mila persone. In tanti sarebbero rimasti se lo Stato avesse pensato anche alleconomia oltre che alledilizia». Che poi, nel Belice, le case non sono arrivate nemmeno tanto velocemente. E da qui parte lultimo consiglio ai sindaci abruzzesi: «I miei colleghi evitino il più possibile di spendere soldi nei ricoveri provvisori che costano quanto le abitazioni normali ma ne rinviano inesorabilmente la costruzione - afferma Paolo Pellicane, sindaco di Santa Ninfa - Meglio i container rispetto ai prefabbricati che saranno pure più confortevoli ma proprio per questo, da provvisori rischiano di diventare definitivi». E di trasformarsi in baraccopoli.