La basilica di Santa Maria di Collemaggio: è qui che batte più forte il cuore dell'Aquila, ed è qui che ha colpito il terremoto. Proprio al cuore della città, della gente, dell'intera regione. Perché questa non è solo una delle più belle chiese d'Abruzzo e d'Italia, Questa è la basilica che contiene il senso e il segreto di uno dei protagonisti del Medioevo: qui, infatti, il 29 agosto 1294, l'eremita Pietro da Morrone fu incoronato Papa con il nome di Celestino V. Sì, il Papa del gran rifiuto dantesco, che abdicò al trono papale e decise di ritirarsi in eremitaggio, per poi venire imprigionato dal suo successore, Bonifacio VIII, nella rocca di Fumone, vicino a Frosinone, dove morì il 19 maggio 1296, con il forte sospetto che fosse stato vittima di un assassinio. E qui, a Collemaggio, alla fine arrivarono le sue spoglie. Quando fu incoronato Pontefice, per l'occasione egli concesse alla città l'indulgenza straordinaria. Ogni anno L'Aquila rivive l'evento, con una rievocazione storica in costume: la Perdonanza Celestiniana , manifestazione che prende il nome proprio dalla bolla papale. La città vive intorno a questo evento: le sue strade tortuose si riempiono di cavalli, dame e cavalieri, un'allegria piena di stupore trascina tutti per le vie, le piazze, le chiese. Oggi la gente passa davanti alla facciata attraversata da crepe - è crollato parzialmente anche il transetto - e si chiede se potranno mai tornare i giorni felici della Perdonanza. In Abruzzo, infatti, insieme alla tragedia dei morti, dei feriti, degli sfollati, c'è da curare la profonda ferita inferta a moltissime chiese, monasteri, conventi e a tanti altri monumenti artistici. Mentre uno dei simboli della città, la famosa fontana delle 99 cannelle, sembra sia rimasto illeso, nella basilica di Collemaggio, comunque, un piccolo miracolo si è compiuto perché, nonostante i danni, «non è stata toccata la tomba di Celestino V», annuncia padre Nunzio, che mostra addolorato la desolazione della chiesa. E a Santa Maria del Suffragio o delle Anime Sante, con la bellissima cupola disegnata dall'architetto Giuseppe Valadier colpita da evidenti danni, si continua a far suonare le campane. Finora è stato accertato il crollo del campanile della chiesa di San Bernardino mentre l'abside è completamente danneggiata. Crollati anche il cupolino della chiesa di S. Agostino e il palazzo della prefettura che ospita anche la sede dell'archivio di Stato. Tra i monumenti importanti della città colpita la fortezza spagnola, costruita nel 1534 per volere del governo spagnolo che affidò la progettazione all'architetto Pirro Aloysio Scrivà. Al suo interno si trova il Museo nazionale. Si sono accertate lesioni anche a Porta Napoli, eretta nel 1548, in onore dell'imperatore Carlo V, la più bella e antica della città. Spazzate via dal sisma terribile chiese montane e rupestri in tutto il territorio aquilano, da Bazzano, a Fossa e San Pio delle Camere, come ha spiegato l'arcivescovo dell'Aquila, monsignor Giuseppe Molinari: «Anche le chiese più belle, dalla basilica di Collemaggio, a San Silvestro, a S. Maria del Suffragio.., e la parrocchia di Paganica è stata distrutta». Proprio a Paganica, nel convento delle clarisse del monastero di Santa Chiara, ha perso la vita, sepolta tra le macerie, la madre badessa, suor Gemma Antonucci. E le conseguenze del terremoto si estendono ben al di là dei confini della regione: persino alle Terme di Caracalla, a Roma, sono stati segnalati danni. Intanto, sarà nominato un commissario ad hoc dei beni artistici per le zone colpite dal terremoto - forse Giuseppe Proietti, attuale segretario generale dei Beni culturali - come annuncia il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro.