Hanno sfidato i secoli, combattuto mille battaglie, resistito ai sussulti di una Abruzzo, terra fra le più irrequiete. Ma hanno perso, alla fine: alle tre e mezza della notte fra domenica e lunedì campanili e chiese, castelli e palazzi storici hanno ceduto, si sono afflosciati al suolo. E adesso, come in ogni catastrofe naturale, al bilancio delle vite umane perdute si deve affiancare quello dei danni al patrimonio artistico e culturale dell'Aquila e dell' Abruzzo. E' a terra la torre campanaria di San Bernardino, che pure aveva saputo reggere al terrificante sisma del 1703. Della chiesa rinascimentale, così, resta ormai solo la celebre facciata neoclassica a tre ordini di Cola dell' Amatrice. E' crollato, come già tre secoli fa, il cupolino di Sant'Agostino, bella chiesa barocca a pianta centrale, ricostruita dopo il 1703 dall'architetto romano Giovambattista Contini, Un'altra chiesa barocca, quella del Suffragio in piazza Duomo, detta delle Anime Sante , ha perduto la luminosa cupola, restaurata appena pochi anni fa. In mezzo all'Aquila c'è uno spicchio di Lisbona, aveva scritto entusiasta qualche intellettuale cittadino; ma ora bisognerà ricominciare daccapo. Soprattutto, è rimasta danneggiata la chiesa più famosa della città e dell'Abruzzo, la basilica di Santa Maria di Collemaggio. Romanica, ma di stile del tutto originale, a cominciare dalla notissima facciata. A promuovere la costruzione era stato, nel 1287, l'eremita Pietro da Morrone. E lì volle essere incoronato, sette anni più tardi, per un pontificato fra i più brevi e controversi, Quattro mesi, poi l'unica abdicazione nella storia dei papi, la sepoltura a Collemaggio, infine la damnatio memoriae di Dante: Vidi e conobbi l'ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto . Alla basilica, il terremoto dell'altra notte ha portato via la parte terminale, dal transetto verso la parete di fondo. Si è sbriciolato, in piazza della Repubblica, il palazzo che ospita la prefettura, ma soprattutto l'archivio di Stato. E' crollato in vari punti il Forte spagnolo del Sedicesimo secolo in cui hanno sede il Museo Nazionale d Abruzzo, la Soprintendenza per beni architettonici e paesaggistici e quella per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico della regione. Il Museo è stato dichiarato inagibile, in attesa di una verifica dei vigili del fuoco, che per ora sono impegnati nei soccorsi prioritari alla popolazione. Il personale resta comunque, a turno, a presidiare gli accessi: se ci sono sciacalli capaci di rubare pentole nelle case degli sfollati, figuriamoci quanto possono far gola le preziose collezioni. A far da plenipotenziario per i beni culturali nella zona terremotata è stato chiamato Francesco Proietti, segretario generale del ministero. Per valutare i danni, e avviare i primi interventi, si è ricostituita una squadra formata da tecnici che hanno accumulato esperienza nel terremoto del 1997 in Umbria. Fra i primi provvedimenti, la scelta di un deposito sorvegliato in cui far affluire le opere d'arte che vengono recuperate nelle chiese abbandonate, all'Aquila e nei paesi colpiti. L'opera di ricostruzione sarà gigantesca, il territorio da restaurare vastissimo: basta pensare che hanno riportato lesioni anche le terme di Caracalla a Roma.
ABRUZZO - Colpiti i gioielli della città d'arte, danni alla basilica di Celestino
La città di Aquila, in Abruzzo, è stata colpita da un terremoto che ha causato la caduta di molti edifici storici, tra cui campanili, chiese, castelli e palazzi. La basilica di Santa Maria di Collemaggio, una delle più famose della città, ha perso la parte terminale del transetto. Il palazzo della prefettura e l'archivio di Stato sono stati distrutti, e il Museo Nazionale d'Abruzzo è stato dichiarato inagibile. La squadra di valutazione dei danni è stata costituita e ha iniziato a valutare i danni e a pianificare gli interventi di ricostruzione. Le opere d'arte recuperate dalle chiese abbandonate saranno trasferite in un deposito sorvegliato.
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