Ore 8,52 deI mattino, sale della Rettoria annessa alla Basilica di Collemaggio. «ho sentito un botto enorme. Poi come un gran vento. Fiuuuu. Mi sono alzato. Tutto sembrava in ordine. Sono corso nella basilica. Ed ecco... Una catastrofe». Il canonico Nunzio Spinelli è un uomo timido che quasi non trova le parole per esprimere lo sgomento che ha nel cuore. Sorride in maniera nervosa. E' sotto choc. Apre una porta con cautela. C'è molta polvere in terra. Qualche pezzo di pietra. Ma poi, di fronte a noi, la medievale Basilica di Celestino V, un capolavoro del romanico, una immensa stele bianca che si alza d'improvviso dietro un giardino verde, è stata colpita a morte dal terremoto. La facciata sembra intatta, ma è nascosta da una ragnatela di tubi perché era in restauro e chissà, quella robusta imbracatura l'ha salvata. Ma dentro è il disastro. La volta è venuta giù per metà, trascinandosi dietro l'intero abside. Non s'è salvato nulla dell'altare maggiore e dei due altari laterali. Collemaggio, per come la conoscevamo, non esiste più. Al posto degli altari c'è un enorme cumulo di macerie, travi divelte, mattoni, pietre, coppi. «Per il corpo di San Celestino è salvo», ritrova di colpo la parola il sacerdote. E indica con il dito un pezzo di architrave che s'è salvato. Quella era la cappella dove si trova il mausoleo del santo. «E vedete, è un miracolo, il Mausoleo è salvo. La reliquia si salvò già nel terremoto disastroso del 1703. Quella volta venne giù tutto il soffitto. Ieri notte è precipitata la volta. Ma il corpo non è rovinato. E nemmeno la Porta Santa». Il portone laterale che si apre una volta l'anno, a settembre, per il Giubileo che fu un'invenzione appunto di Papa Celestino V, quello del Gran Rifiuto. «Sono appena venuti i tecnici della Soprintendenza», racconta ancora il canonico. E che cosa hanno detto? «Non avevano parole. Gli si leggeva la disperazione in volto. Qui ci vorranno dieci anni di lavori per ricostruire tutto. E i dipinti, gli affreschi, le decorazioni barocche che erano attorno all'altare, quelli.., temo che non ci sarà più niente da fare». E piange. Santa Maria di Collemaggio è in effetti la più grandiosa chiesa romanica della città. Conosciuta in tutto il mondo, fu fatta costruire nel 1287 per volontà dell'Eremita Pietro del Morrone, che vi fu incoronato Papa il 29 agosto del 1294, come Celestino V, e da allora, ogni 28 agosto, dopo il corteo storico della Perdonanza, apre ancora i battenti a una folla di penitenti. «Le chiese più belle, Santa Maria di Collemaggio, San Silvestro, Santa Maria Paganica, Santa Maria del Suffragio, e la parrocchia di Paganica sono andate distrutte», conferma l'arcivescovo dell'Aquila, mons. Giuseppe Molinari. Che ha vissuto la tragedia in diretta. «Sentivo un peso nel cuore. Così non ero andato a dormire». Non c'è solo il disastro di Collemaggio, purtroppo. Sono tanti, troppi, i capolavori del romanico che escono lesionati o addirittura distrutti da una notte di scosse. Alla basilica di San Bernardino è crollato il campanile, l'abside è completamente danneggiata. E il Monte dei Paschi di Siena, attraverso la propria Fondazione, ha annunciato che finanzierà il restauro completo dell'edificio. La chiesa delle Anime Sante in piazza Duomo non ha più la cupola. Apparentemente l'unica chiesa che è uscita indenne è il Duomo. La pavimentazione in porfido della piazza, però, è completamente divelta. Gravi danni si registrano anche a Fossa, in provincia, dove è crollato il campanile della Chiesa di Santa Maria Assunta e non sta meglio la piccola deliziosa chiesa di Santa Maria ad Cryptas. «La curia dell'Aquila - racconta concitato Augusto Ippoliti, tesoriere della Caritas - ha subito danni impressionanti. Sono crollati pezzi interi della cattedrale ed il tetto della sede Caritas. E' completamente sventrata la casa di una famiglia che ospitavamo li. Le persone si sono salvate ma stavano in condizioni terribili». Per il patrimonio storico-artistico, il governo ha deciso che sarà nominato un commissario speciale per i Beni culturali, come avvenne nel 1997 in Umbria e nelle Marche che lavorerà affianco alla Protezione civile. «L'intenzione del ministro - annuncia il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro - è di nominare Giuseppe Proietti, il segretario generale dei Beni culturali, il più alto vertice del ministero, responsabile di questa operazione di coordinamento».