La Basilica di Collemaggio, con la facciata trecentesca. il Duomo, stesso secolo, una storia travagliata diricostruzioni e di crolli. Le chiese barocche di Sant'Agostino e delle Anime Sante (detta pure del Suffragio). L'ottocentesco Palazzo della Prefettura. La Fortezza spagnola, del 500, mura spesse e un fossato. E Porta Napoli. E l'elenco dei monumenti lesionati nel centro dell'Aquila. Si concentrano qui le immagini delle Tv. Ma dove è più difficile arrivare - la periferie, i borghi - scrigni d'arte hanno medesimi squarci. Il Tempo ne dà testimonianza con le immagini qui accanto, scattate dall'inviato Maurizio Piccirilli. Ecco la chiesa di Paganica, la zona più colpita: il bianco barocco, il doppio campaniletto a vela intatti, ma, sul fianco, il buco nero del crollo. Una croce davanti alla piazza, abbacinata dal sole e dalla paura. E poggiata a terra, accanto a un'altra rimasta in piedi. A Rovere, frazione del capoluogo, li campanile di pietre antiche è ridotto a un mucchietto. La chiesa romanica di Ripia, sullo sfondo della campagna abruzzese, pare ora una quinta teatrale. La gara dei volontari è partita, pronti tutti a raccogliere e riconnettere pietre. L'Archeclub di Roma si è allenato. Come a Firenze, in Irpinia, ad Assisi. L'Aquila vede sferzati le chiese, i dipinti, i libri, i documenti. «750 di storia cancellati in 20 secondi», dice Bruno Vespa sorvolando in elicottero per «Porta e Porta» la sua terra. E da Roma il Ministero per i Beni Cultutali si trova ad affrontare l'ennesima emergenza di un'Italia antica è fragile. Dalle quattro dell'altra notte, pochi minuti dopo il boato, Giuseppe Proietti, Segretario Generale del Collegio Romano, è incollato al telefono. Rivive l'emergenza che ha dovuto sbrogliare in Irpinia, quattro anni dopo il terremoto del 1980, allorché toccò a lui decidere come ridare vita a quello spicchio - del Bel Paese. Ieri, tutto -il giorno e la notte, ha avuto un filo diretto con Anna Maria Reggiani e Maurizio Gailetti, rispettivamente direttore regionale e sovrintendente dei Beni Culturali dell'Abruzzo. il sottosegretario Giro ha riferito che il ministro nominerà un commmissario per i Beni Culturali. E ha fatto ll suo nome. Dottor Proietti, che cosa emerge dal monitoraggio? «Possiamo parlare della città dell'Aquila. Solo qui abbiamo potuto effettuare finora sopralluoghi diretti. I nostri tecnici non sono ancora riusciti ad arrivare nei comuni della Provincia». Che cosa si è perso nella città capoluogo? «Le chiese sono le più martoriate. Crollato il campanile di San Bernardino, dov'è sepolto il frate di Siena. La seicentesca chiesa delle Anime Sante o del Suffragio, in piazza Duomo, non ha più la cupola. Giù il transetto della Cattedrale e il cupolino di Sant'Agostino. Nulla rimane del palazzo della Prefettura, che ospita l'Archivio di Stato. Rovine anche nel Castello cinquecentesco. Ospita il Museo Nazionale d'Abruzzo e due Soprintendenze, dei beni architettonici e paesaggistici e del patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico». Dunque, oltre agli edifici rovinati documenti storici e opere d'arte? «All'Archivio le carte sono sepolte sotto cumuli di macerie. il Museo è stato dichiarato inagiblle fino alla verifica dei vigill del fuoco, ora impegnati nei soccorsi alla popolazione. All'ingresso però vigilano i nostri custodi. Il simbolo dell'Aquila, la basilica di S. Maria di Collemaggio, fondata nel XII secolo dal futuro papa Celestino V, colui che fece il gran rifiuto , è stato toccato? L'Italia intera è tornata con la mente alla trina del rosone, al gioco lieve delle tarsie bicolori. «Ci sono stati danni al transetto e alla parete di fondo. Ma la facciata è integra. Salvata del ponteggio issato per i lavori di restauro». Che cosa fate in queste ore? - «Presidiamo i luoghi insieme con la Protezione Civile, ma senza potervi entrare. I vigili del fuoco sono impegnati a recuperare i superstiti. Non si dimentichi quanto successe nella Basilica di Assisi, dopo il terremoto in Umbria. Nostri uomini entrarono subito dopo la scossa e morirono per altri improvvisi crolli. Da allora ci è inibito di operare prima della messa in sicurezza dei siti». Lei ha guidato l'organismo per la ricostruzione dei beni culturali dell'Irpinia. Che cosa prova uno storico dell'arte, un archeologo, appena mette piede nei monumenti devastati? «Ovvio lo sgomento, ma subito, e più forte, la voglia di fare, di recuperare il patrimonio artistico». Qual è il protocollo dei vostri interventi? «Appena abbiamo il via libera di operare senza pericolo effettuiamo la verifica e la documentazione dello stato dei beni. Poi è il momento dei presìdi e della messa in sicurezza, quindi le opere vengono recuperate e sistemate in depositi. Ne abbiamo già individuato uno per quanto toglieremo dalle chiese pericolanti». Esiste una task force dei Beni Culturali? «Fondamentale è agire con razionalità. In questo caso le squadre di pronto intervento, coordinate da Roma, verranno anche dall'Umbria, dove il sisma del '97 ha purtroppo fatto scuola. Saranno di supporto ai funzionari locali. I gruppi si inseriscono a rotazione. anno una operatività consolidata in campo internazionale. Siamo arrivati ovunque ci siano patrimoni d'arte danneggiati.