I piccioni svolazzano leggeri dentro la cupola del Valadier, adesso, si vanno a posare sulle travi e da lì ripartono verso il cielo: dal centro di piazza del Duomo, la chiesa delle Anime Sante si vede senza bisogno d'entrare. Invece la cattedrale di San Massimo sembra quasi perfetta, da fuori: ma a sbirciare dentro si vedono bene le campane cadute massicce, pesanti, scure che sono venute giù come bombe. Ci vogliono i vigili del fuoco per tirare fuori monsignor Giuseppe Molinari, il vescovo che era lì, ostaggio dei detriti. Sui marciapiedi di piazza del Duomo, in cima all'Aquila, ci sono pezzi di marmo che poche ore fa erano croci, navate, oppure altro che però, adesso, è impossibile immaginare. Ci vorranno dieci milioni di euro solo per mettere in sicurezza i luoghi di culto, d'arte, il ministero dei Beni culturali ha trovato due luoghi per spostare ciò che deve essere conservato. Ma si farà nei prossimi giorni, per ora c'è l'elenco dei posti danneggiati o cancellati dal sisma. Bisognerebbe lasciare tutti quei nomi e quelle date chiesa di San Marco XIV secolo, Sant'Agostino XVIII secolo bisognerebbe lasciarli sulla carta: non visitarli, non vederli così come sono ridotti adesso. La basilica di Santa Maria di Collemaggio: è venuta giù l'abside, dal transetto fino al fondo della chiesa. Tutto crollato. O la chiesa di San Bernardino, così nuda, senza più cupola né campanile. O la chiesa di San Marco, dietro al Duomo, che adesso ha la parete laterale obliqua, sembra sul punto di crollare eppure è immobile. Sono crollate la prefettura, il terzo piano della Fortezza spagnola, e la porta più antica della città, Porta Napoli. E poi c'è la chiesa di Sant'Agostino, lì in centro, che è implosa: nel pomeriggio, dodici ore dopo la scossa più forte, c'è ancora polvere che esce leggera dagli squarci. Da una finestra aperta, accanto alla chiesa di Santa Maria del Suffragio, scende un lenzuolo legato per fuggire: chissà chi è scappato così, prima che la cupola si aprisse, e diventasse nido per piccioni.