Un patrimonio di utensili, vasi e monete dal VII secolo prima di Cristo al V dopo si apre negli spazi di San Giovanni Monte. Sono circa 450 oggetti recuperati dal Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri di Bologna, sequestrati ormai 40 anni fa in provincia di Ravenna ad un ricettatore che il comandante Laudonia definisce ironicamente «collezionista raffinato e sensibile». Dopo un lungo procedimento penale durante il quale i beni recuperati sono rimasti in custodia nei depositi della Soprintendenza dellEmilia Romagna di via Belle Arti, circa un anno fa è arrivata la notizia del passaggio in carico di tutti questi oggetti alla Soprintendenza stessa che, grazie ad un accordo con il dipartimento di Archeologia, ha dato il via ad una campagna di studio e catalogazione. Ad oggi sono stati presi in esame e inventariati 180 oggetti fra vasi, pietre e utensili funerari che risalgono ai secoli fra lVIII e il III a. C., sono stati analizzati dagli studenti e sono divenuti oggetto di tre tesi di specializzazione. Questo primo nucleo sarà esposto fra circa due settimane nellaula Prodi del dipartimento, organizzato secondo la funzione per rendere possibile la ricostruzione, anche se parziale, del contesto di provenienza. I rimanenti 250 saranno esposti in seguito a rotazione negli stessi luoghi. «La maggior parte di questi reperti - spiega il preside Sassatelli - viene dallattuale Puglia anche se non sempre è possibile capirne con certezza lorigine. Il danno maggiore che i furti archeologici causano è di matrice civile, spostati gli oggetti dal luogo di origine diventa difficile il nostro lavoro di storici».