Ci sono voluti 3 anni per restaurare licona progettata da Lloyd Wright Da metà maggio a New York una grande mostra per celebrarla Il sogno dellarchitetto: rendere gli spazi interni come "spazi inclusi" Tra i progetti mai realizzati anche il centro culturale di Bagdad, su unisola del fiume Tigri Il 21 Ottobre del 1959, allincrocio tra la Quinta avenue e la 89esima strada, nel cuore nobile ed opulento dellUpper East Side, venne inaugurato uno degli edifici più rivoluzionari e stupefacenti mai costruiti in America. Prendeva il nome da Solomon Guggenheim, il miliardario che lo aveva voluto per farne unistituzione culturale che fosse insieme rivoluzionaria e classica. Aveva voluto che sorgesse nel cuore del "museum mile", e affidato il proprio sogno a Frank Lloyd Wright, il quale aveva immaginato un edificio a spirale che si allargava dal basso verso lalto, e riecheggiava, per struttura, ambizione e solennità, i Musei Vaticani ed il Pantheon. Linaugurazione sconcertò il pubblico e gran parte della critica: furono in pochi a comprenderne limportanza e la bellezza, e cè chi parlò in maniera derisoria di astronave o di un gigantesco nastro di cemento. Ma nel giro di pochissimi mesi il Guggenheim riuscì a diventare unistituzione culturale di prima grandezza, uno dei principali centri di attrazione della città e, soprattutto, unimprescindibile icona newyorkese. A 50 anni di distanza, dopo un imponente restauro della facciata e degli interni durato tre anni, il museo celebra se stesso e Frank Lloyd Wright con unesibizione che debutterà a metà maggio e rimarrà in scena per tutta lestate, nella quale saranno messi in mostra 200 disegni originali dellarchitetto, plastici, bozzetti ed animazioni tridimensionali di 64 differenti progetti. Lesibizione è organizzata cronologicamente lungo la spirale interna, e analizza le costruzioni pubbliche e private, gli edifici religiosi e le grandi strutture urbanistiche che rimasero irrealizzate. Il titolo scelto per lesibizione, "Frank Lloyd Wright: from within outward", si riferisce ad una dichiarazione dellarchitetto, il quale sottolineò il legame inscindibile tra il dentro e fuori di ogni singola costruzione, arrivando a teorizzare che lo spazio interno debba essere espresso allesterno come "spazio incluso". Probabilmente poche, tra le sue opere, esaltano questa concezione quanto il Guggenheim, con le sue curve sinuose della spirale, costruita in un crescendo che è insieme lieve ed inesorabile. Wright, che morì pochi mesi prima dellinaugurazione, lottò sino alla fine per imporre il concetto dinscindibilità tra forma e funzione, riuscendo a imporre anche lidea, oggi attualissima, di un museo che era a sua volta unopera darte. Un altro elemento determinante del dialogo a volte burrascoso con i propri committenti è la difesa del concetto di "libertà negli spazi interni", evidente anche nei altri progetti esposti, tra i quali si staglia la casa Kauffman, meglio nota come "la casa sulle cascate". La realizzazione del Guggenheim rappresenta inevitabilmente il cuore dellesibizione, a cominciare dalla storia del museo, che nacque come collezione privata di Solomon Guggenheim. Il miliardario acquistò una serie di capolavori che tenne per molti anni nel proprio appartamento: Kandinskij, Mondrian, Picasso, Chagall, Leger, Modigliani. Nel 1939 inaugurò un primo museo a pochi passi da dove è situato attualmente il Moma, ma nel giro di pochi anni la collezione divenne troppo grande per quella prima struttura così, alla fine del 1943, decise di commissionare a Wright la realizzazione del nuovo museo sfidando nel proprio quartiere il Metropolitan. Il miliardario appassionato darte rimase colpito dalla sicurezza con cui parlava larchitetto, il quale dichiarò che il nuovo edificio avrebbe fatto apparire il Met "come un fienile protestante". Ma ci vollero quindici anni ed oltre 700 bozzetti prima di arrivare alla finalizzazione della forma che oggi ammiriamo. La mostra consente di vedere come Wright abbia elaborato lidea iniziale senza mai tradire la propria ispirazione: sin dai primi bozzetti reinventò il progetto abbandonato del "Gordon Planetarium", prendendo in considerazione lipotesi di una struttura di colore rosso con la base più larga del tetto, e persino quella di una forma azzurrina ottagonale. Ma lelemento più emozionante porta con sé un elemento malinconico: il concetto di libertà degli spazi interni riflette una concezione visionaria che produsse progetti di straordinaria suggestione che rimasero purtroppo irrealizzati. Come la gigantesca Crystal City, da edificare a Washington, o il Pittsburgh Point Park Civic Center, che avrebbe rivoluzionato lurbanistica e la vita culturale della città. E, più di ogni altro, il fantasmagorico centro culturale di Bagdad, con un monumento a spirale in onore di Haroun al-Rashid su unisola del fiume Tigri.