Erano beni sequestrati destinati a rimanere chiusi nei magazzini della Soprintendenza ai Beni archeologici. E invece qualcuno ha pensato che, nonostante la provenienza non proprio «pulita », tutti avessero il diritto di vedere i centinaia di reperti di ogni epoca (dalla preistoria al Rinascimento) provenienti da scavi clandestini, sequestrati nel corso di operazioni di polizia in tutta Italia tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta, e arrivati abusivamente sul mercato dell'arte dell'Emilia-Romagna. Per questo il complesso di San Giovanni in Monte si trasformerà fra qualche giorno nella sede di una mostra permanente, un piccolo «museo» incastonato tra le aule universitarie che ospitano anche il dipartimento di Archeologia dell'Alma Mater. Da cui è nato tutto. Le teche di vetro sono già pronte, il materiale è stato studiato nei dettagli da alcuni studenti che hanno trasformato i reperti nell'oggetto della propria tesi di laurea e dopo due anni di lavoro in collaborazione con la Soprintendenza, l'Università ha messo a disposizione gli spazi. E chissà che in futuro San Giovanni in Monte non possa diventare una «tappa » da inserire nel percorso culturale per turisti e appassionati di arte e storia. Sta con i piedi per terra, per ora, Giuseppe Sassatelli, archeologo, ex preside della facoltà di Lettere e Filosofia e candidato al rettorato, oltre che uno dei promotori di questa iniziativa. Ma è un'ipotesi che non esclude: «L'idea dice di presentare anche al pubblico il prodotto del lavoro universitario mi piace molto. Quello che senz'altro farò sarà presentare il progetto al comitato tecnico per i beni archeologici del ministero dei Beni Culturali di cui faccio parte». Perché pare che l'iniziativa sia la prima e l'unica in Italia di questo tipo e Bologna potrebbe dare il via a una serie di progetti simili. Si parte intanto con questi duecento oggetti, i più belli, delle ceramiche del V e IV secolo avanti Cristo, arrivano dall'Italia meridionale, dalla Puglia in particolare. Ma ci sono anche anfore elleniche e piccoli oggetti di origine preistorica. Dal 2007 tre laureandi del dipartimento di Archeologia hanno catalogato tutto, identificato l'origine del materiale sequestrato, studiato le caratteristiche dei reperti recuperati dal Nucleo tutela del patrimonio storico-artistico dei carabinieri e li hanno organizzati per aree tematiche. Chi arriverà in San Giovanni in Monte nelle prossime settimane potrà quindi scoprire dagli oggetti qualche informazione in più sulla vita quotidiana degli antichi, sui riti funerari, ma anche sulla produzione e il commercio della ceramica. «Un progetto di questo tipo spiega Sassatelli, che illustrerà i dettagli domani in San Giovanni in Monte con il soprintendente Luigi Malnati e Ciro Laudonia del Nucleo tutela dei carabinieri ha soprattutto un'importanza istituzionale, perché abbiamo dimostrato come si possono valorizzare i beni culturali quando diversi soggetti collaborano». E dentro San Giovanni in Monte, frequentato tutti i giorni da centinaia di studenti, il passato tornerà a vivere.