NAPOLI - Domani mattina si riunisce la cabina di regia per il Centro Storico tutelato dall'Unesco. In pratica il «ventre» più antico, da piazza Mercato, a piazza Carlo III, ai Decumani fino ai Quartieri Spagnoli e a Monte di Dio. E' la Napoli anche di Giorgio Napolitano che, sia pure con discrezione, ha fatto circolare l'urgenza di un intervento che ne salvi almeno il decoro. All'appuntamento di lunedì Napoli arriva con il fiato in gola, l'Unesco, invece, con il mandato di chiudere la partita. Dentro o fuori, insomma, o il Comune, inadempiente dal 1995, tira fuori un piano di gestione e manutenzione del sito Unesco, o esce dalla tutela Unesco. Chi prevarrà? E' difficile fare pronostici, ma si può dire che il futuro del Centro Storico è anche una questione di donne. Anzi, di donne contro. Da una parte il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino, dall'altra miss Mechtild Rossler, una tedesca di Dresda, professoressa di architettura a Berkeley e a Friburgo, che è il capo dei siti Unesco in Europa ed è investita della responsabilità di vigilare se una collettività è meritevole di conservare l'iscrizione nell'albo d'oro della sigla prestigiosa. O deve essere cancellata. Napoli, come si sa, naviga da anni border line, una spinta leggera e precipita, ma se rispettasse le prescrizioni imposte dall'Unesco preparando un Piano per la gestione del centro storico, potrebbe recuperare in un amen il suo prestigio. E avviare una serie di cantieri di lavoro, come invoca il presidente degli industriali, Gianni Lettieri. Il tira e molla si trascina da 14 anni e a Parigi ne hanno piene le tasche del caso-Napoli che sarà posto all'ordine del giorno del summit che si svolgerà il 22 giugno a Siviglia. Rosetta e Mechtild torneranno a battagliare domani quando la delegazione dell'Unesco (ri)contesterà al Comune di Napoli il mancato decollo del piano di gestione del Centro storico. Le due signore si sono già incontrate e il pareggio strappato in extremis dal sindaco arrivò per gentile concessione dell'avversaria. Che, però, ammonì: «Altri scontri non siamo disposti a farne». Era il 10 dicembre e miss Rossler, in compagnia della collega Urland, effettuò un sopralluogo minuzioso del sito ma chiese invano di vedere gli atti per la programmazione e la valorizzazione dei luoghi: il Comune di Napoli era di nuovo venuto meno agli impegni. La storia si ripete puntualmente dal 1995 e la signora, che nella cabina di regia sostituisce l'ambasciatore Caruso, non è più disposta a concedere dilazioni. Domani il confronto si riproporrà e sarà, riteniamo, il round decisivo. Le due signore ci arrivano con diverse motivazioni: la Iervolino, a nome della delegazione napoletana che comprende gli assessori Belfiore e Oddati, è sempre più alle corde e tenterà di guadagnare un altro rinvio, miss Mechtild, invece, insisterà per il rispetto degli impegni. Forte anche dei principi ispiratori dell'Unesco che concede ai cittadini di scavalcare le istituzioni locali e di rivolgersi direttamente all'Europa. Cosa che i Comitati civici napoletani hanno fatto, incalzando il Comune con proteste ufficiali e dossier, a partire dall'allarme lanciato nel 1995 da Gerardo Marotta. La missione di «monitoraggio reattivo», si chiama così nel linguaggio Unesco, fu sollecitata due anni fa con una documentazione sullo stato dei luoghi Storico che si concludeva con un appello accorato: «Confidiamo di riuscire a farvi sentire il nostro dolore e la nostra speranza per Napoli». La situazione, da allora, è peggiorata e il dottor Augusto De Lutzemberger, a nome dei Comitati Civici, dichiara: «Questa città ha bisogno di una disciplina del quotidiano e in questo senso il Piano di gestione è fondamentale. E non si può rispondere opponendo all'Unesco lo stanziamento di 220 milioni euro destinati al Centro Storico, quelli arriveranno quando arriveranno e avranno una destinazione di tutt'altro tipo, ma il decoro dei luoghi è fondamentale e Napoli non può attendere che il sindaco vada a mangiare un'altra pizza per scoprire che i lavori o non sono stati fatti o sono stati fatti male». Il riferimento è alla «scoperta» della Iervolino che, recandosi in pizzeria, si avvide che i lavori a Chiaia erano raffazzonati. E ordinò di rifarli.