Chi entra nell'incantevole Museo archeologico di Palestrina si trova di fronte a una rarissima, piccola scultura alta 90 centimetri e lunga 120: su una panca sono seduti Minerva, Giove e Giunone. E la Triade Capitolina, unica copia a noi giunta integra della celebre scultura del tempio romano di Giove Capitolino. Ma è anche uno dei 25mila oggetti di scavo chei carabinieri del Comando perla tutela del patrimonio culturale hanno strappato alle grinfie dei razziatori. Scavata da una banda di tombaroli a Guidonia Montecelio nell'estate del 92, era stata già venduta clandestinamente a un importante collezionista svizzero per sei miliardi di lire. E il collezionista era pronto a cederla per 55 miliardi di lire a un museo americano. Uno strappo nella maglia criminale della Grande Razzia»: così Fabio Isman, inviato del Messaggero e studioso del nostro patrimonio culturale, definisce il furto sistematico di oggetti di scavo avvenuto in Italia dal 70 al 90. Una depredazione che ha riguardato migliaia di siti archeologici irrimediabilmente devastati e che ha fruttato al mercato nero internazionale circa un milione di oggetti, per un giro d'affari valutato nel luglio del 2000 da un'indagine della Camera dei Comuni di Londra intorno ai sei miliardi di dollari l'anno. Nel saggio I predatori dell'arte perduta (Skira, pagg. 256, euro 19) Isman ripercorre questa allucinante vicenda resa possibile, oltre che dall'avidità di mediatori internazionali senza scrupoli e dalla complicità di grandi musei e case d'aste, dalla debolezza della tutela italiana, affidata a un ministero dei Beni Culturali considerato fino a poco tempo fa la Cenerentola governativa, affidato a modesti esponenti di partiti minori. Al vertice del dicastero - scrive Isman - restano così memorabili, ovviamente in negativo, Vincenza Bono Parrino e Ferdinando Facchiano». Poi le cose cambieranno in meglio e vedremo come. Ma intanto in questo trentennio sono spariti dall'Italia tesori inestimabili, perla maggior parte perduti per sempre, anche se in quarant'anni icarabinieri ne hannorecuperaticirca800mila. Come inungiallo, Ismanripercorre i tortuosi sentieri della Grande Razzia». E se alla base trova i 4ombaroli, personaggi spinti spesso dalla povertà - come Giuseppe Evangelisti, ex boscaiolo poi divenuto un vero esperto - ai vertici ecco le case d'asta Sotheby's e Christie's, grandi riciclatori non sempre inconsapevoli e i maggiori musei del mondo. Ancora Isman: «I frammenti dell'arte rubata (ma spesso i capolavori) sono nei musei di Basilea e Ginevra; Berlino e Monaco di Baviera... Sospetti e indagini si aggirano anche sul British di Londra... e sul Louvre di Parigi... Né potevano mancare ovviamente i giapponesi.. In cima alla lista il Getty Museum, tanto noto per la ricettazione da essere definito dalla stampa americana «il museo dei tombaroli». L'intensificarsi dei controlli internazionali ha rallentato negli ultimi anni la «Grande Razzia». E già dal 2005 conilministro Rocco Buttiglione e poi con Francesco Rutelli l'Italia ha ottenuto molte restituzioni: il Getty ha restituito l'Afrodite di Morgantina, il Metropolitan il Cratere di Eufronio. Ma resta al Gettyl'Atletadi Lisippo pescato al largo di Fano nel 1964 e altri pezzi di immane valore artistico sono spariti per sempre.