NAPOLI - Centro Storico di Napoli. Persiste il degrado delle opere e siti monumentali. Mentre non emerge un programma organico di Palazzo San Giacomo per l'utilizzo dei 220 milioni di euro stanziati dall'Unione Europea. Il centrodestra propone la nomina di un commissario per il centro antico. Insorgono le associazioni e i comitati civici dei cittadini. Il Comitato Porto salvo ha denunciato una situazione vergognosa: si scollano, addirittura, i restauri del Palazzo Reale dove ha sede la soprintendenza ai beni architettonici, l'istituzione che dovrebbe vigilare e tutelare i siti monumentali. Non solo. Sono almeno quattrocentoquarantotto chiese storiche, trecento edifici storici e cappelle gentilizie risultano chiusi da anni. Di questi, circa centosessanta rientrano nel patrimonio della curia; sono cinquanta, le chiese inagibili o degradate che fanno parte del Fondo Edifici di Culto, un ente, istituito nel 1985, che doveva assumere il ruolo di gestire e amministrare questo ricco e storico patrimonio. Esempi eclatanti sono le numerose chiese ormai chiuse dal terremoto del 1980 e mai pi riaperte come Santa Maria in Vertecoeli che versa in pessime condizioni ed è chiusa al pubblico dal 1981. Un' inchiesta sullo stato del patrimonio storico e monumentale di Napoli è stata promossa dal Comitato Civico Portosalvo. Un'ampia documentazione è stata inviata al Ministro per i beni culturali Sandro Bondi. Un esempio? La Chiesa di 5. Maria di Portosalvo. Lo stato di abbandono è presente in varie zone del centro antico. Sono necessari interventi manutentivi per l'antico basamento di pipemo in Via S. Giovanni Maggiore Pignatelli angolo Via Pallonetto S. Chiara. Recentemente il consigliere della seconda municipalità Pino De Stasio ha segnalato che il basamento di Palazzo Carafa della Spina, splendido edificio del XVI secolo risulta fortemente compromesso, alcuni pezzi di manufatto appaiono staccati. Eppure, un piano di restauro artistico ed architettonico potrebbe garantire sviluppo, occu pazione, cultura e turismo. Nella nostra regione sono milleduecento i precari dell arte , settecento nella provincia di Napoli. Stiamo parlando dei collaboratorirestauratori artistici. Il 90 sono donne. Sono disoccupati o costretti ad operare nella precarietà. Quattro anni fa,era stato sottoscritto un protocollo d'intesa dal Governatore Antonio Bassolino, l'assessore Marco Di Letto, il Cna, le soprintendenze, le Università, le associazioni industriali - dice Annarita Fusco dell'associazione Il Mosaico' - Erano previsti un censimento degli addetti nel settore, l'istituzione di un Istituto Pubblico di Restauro in Campania, l'affidamento dei lavori di restauro artistico con il sistema dell'appalto concorso - dicono le responsabili dell'associazione - Il protocollo d'intesa non è mai stato attuato . Il centro destra chiede il commissario. La richiesta viene avanzata dal capogruppo provinciale di An, Luigi Rispoli e dal parlamentare Marcello Taglialatela. E' inaccettabile che il Comune di Napoli registri ancora ritardi sulla definizione del piano di gestione per l' utilizzo dei 200 milioni di euro destinati al centro storico - afferma Rispoli - E' un allarme che, ormai, non lancio da solo ma insieme a tanti intellettuali e studiosi che parteciparono. L incapacità della giunta Iervolino - conclude - rischia di farci perdere una grande opportunità di risanamento dell'area individuata dall'Unesco come patrimonio dell'umanità.