TRANI Non è mai entrato un euro nelle casse di Palazzo di città con la vendita dei beni immobili, messi all'asta due anni fa per ripianare un disavanzo di sei milioni di euro registrato dal Comune nel 2007. In compenso non mancano, però, ricorsi e diffide per gli due beni unici aggiudicati un anno fa: un lotto degli ex capannoni Ruggia e un altro dell'ex macello comunale per un valore complessivo di 2,4 milioni di euro, entrambi edificabili. Ebbene la società edile di Barletta che se li era aggiudicati ha presentato, per il primo, una diffida al Comune facendo presente di non essere più interessata al terreno, in quanto tutta l'area è ancora in concessione al Demanio e quindi non può essere ceduta; mentre, per il secondo, dopo che il Comune stesso ha provveduto alla revoca dell'aggiudicazione alla società barlettana nell'ottobre 2008 per darlo al secondo aggiudicatario (chiedendo il pagamento della penale prevista), ha presentato ricorso al Tar per l'annullamento della revoca e il risarcimento del danno subito per non aver potuto realizzare gli appartamenti. Il problema - secondo il ricorso è che il Comune aveva revocato l'aggiudicazione del terreno in zona ex macello perché la società non si era presentata per la stipula del contratto; ma la società, in realtà, aveva chiesto di rinviare la stipula del contratto dopo aver saputo che il terreno, ubicato alle spalle del castello e vicino alla cattedrale, era interessato alla presenza di rifiuti in amianto (con un sequestro penale ancora valido) e che per la costruzione degli alloggi del comando dei carabinieri, previsto nella stessa area, sarebbero stati sottratti alcuni metri proprio al terreno acquistato. Da qui la richiesta di risarcimento danno per 250mila euro relativo al terreno ex macello, fatta dal legale dell'imprenditore nel ricorso al Tar, che ha calcolato i mancanti guadagni che sarebbero derivati dalla costruzione di 35 appartamenti con vista mare. Questo lotto è poi stato aggiudicato, dopo la revoca della prima aggiudicazione, alla società risultata seconda in graduatoria, che però non ha mai stipulato il contratto di compravendita. Cosa ancora più assurda è che il ricavato di questi due beni, aggiudicati solo nell'aprile del 2008, era stato però già inserito nel rendiconto di gestione 2007 a copertura dei debiti, che risultavano così ammontare solo a soli 3,1 milioni di euro. Ma questa scelta venne duramente contestata dall'ex collegio dei revisori dei conti, così che l'ufficio di Ragioneria corresse l'importo del disavanzo in 5,5 milioni di euro. Debiti ancora da coprire con la vendita di diversi immobili mai andata a buon fine. Se infatti i due lotti edificabili dei capannoni Ruggia e dell'ex macello sono stati aggiudicati, ma i soldi non sono mai arrivati al Comune, ci sono molti altri beni mai venduti nemmeno sulla carta. Nell'area dei capannoni Ruggia c'erano altri due lotti messi all'asta e mai aggiudicati, per un totale di quattro lotti insieme a quello dell'area ex macello e un valore complessivo di 5,5 milioni. Ma c'erano anche un terreno nella zona di Capirro, un appartamento in via Papa Giovanni, la pizzeria «Da Felice», un terreno sulla Trani-Corato, un fondo rustico a Cerignola e la vecchia sede della biblioteca, ovvero Palazzo Vischi. Questi ultimi per un valore di quattro milioni. Il proposito di vendere Palazzo Vischi è stato però abbandonato nel giugno 2008 quando il Consiglio comunale ha deliberato di affidarlo alla Fondazione «Ida Grecca del Carretto » che dovrà gestire gli eventi culturali e di spettacolo per conto del Comune; mentre per gli altri solo aste andate deserte. Di fronte al fallimento vendita degli immobili comunali, decisa dall'amministrazione comunale di Giuseppe Tarantini per ripianare i debiti, c'è chi dai banchi dell'opposizione di centrosinistra grida di nuovo allo scandalo. «I problemi venuti fuori con la vendita dei terreni dei capannoni Ruggia e dell'ex macello - dice il capogruppo dei Verdi, Michele di Gregorio erano già noti e li avevamo denunciati in Consiglio comunale quando venne deliberata a maggioranza la loro vendita. Ora, alla luce delle somme mai incassate, chiediamo di conoscere qual è attualmente lo stato dei debiti fuori bilancio del Comune di Trani e, soprattutto, in quale maniera l'amministrazione intende sopperire ai mancati introiti delle vendite».