A distanza di due giorni dalla diffusione dei dati (ampiamente negativi) sugli afflussi nel musei di Firenze per il mese di marzo, si impongono delle riflessioni. Oltre che sulle politiche di accoglienza di Firenze, come richiesto dalla soprintendente Acidini, queste sono necessarie su alcuni aspetti che per il momento sono sfuggiti. I visitatori nei musei fiorentini nel marzo del 2007 furono 473.72 1; salirono a 511.210 nel 2008 per poi ridiscendere a 374.700 nel 2009. Da um 7,91 (tra il 2007 e il 2008) siamo passati a -26,70 (tra il 2008 e il 2009). Ma i numeri vanno capiti bene. Trattandosi di un mese particolarmente delicato, chi ha fornito i dati avrebbe dovuto aggiungere una notazione: durante il mese di marzo del 2008 ci furono Pasqua (il 23) e la «Settimana della Cultura» (dal 25 al 31), quando l'ingresso nei musei è gratis e quindi aumenta. Considerando questi dati, paragonare marzo 2008 e marzo 2009 appare difficile senza un «correttivo». E comunque la differenza è assai inferiore -al -26,70 dichiarato. In questi casi una maggiore precisione gioverebbe a tutti. E poi un altro dato. Come fa notare il sindacato Confsal-Unsa - che da tempo sta proponendo l'apertura anticipata delle biglietterie museali rispetto all'orario di ingresso nei musei - durante la gran parte del mese di marzo (dal 10) il costo del biglietto della Galleria Palatina è salito da 8,50 euro a 12 euro in occasione della mostra dedicata a Pietro Benvenuti. Considerato che, rispetto al 2008, il museo diretto da Alessandro Cecchi ha fatto registrare un calo del 40,69, forse sarebbe da rivedere la politica della bigliettazione nei musei del Polo Fiorentino. Infatti il visitatore che, oltre alla Galleria Palatina, volesse visitare anche il Giardino di Boboli, prenotando entrambi gli ingressi, spenderebbe ben 24 euro. Una cifra veramente troppo alta, che dovrebbe indurrel.'ennesima riflessione sull'opportunità A creare delle formule speciali perfacilitare l'affluenza nei musei. ll crollo del turismo regionale - «I dati sul turismo museale in Toscana nel 2008 fanno impressione: -7,54 di presenze rispetto al 2007, pari a 450mila unità (tra paganti e non paganti, entrambi da considerare per l'indotto del turismo in genere, come trasporti, alberghi, ristorazione) e una netta contrazione. delle entrate 1.300.000 euro (il 5,5 in meno rispetto al 2007)». Questo il commento del presidente del Gruppo PdL Alberto Magnolfi e della consigliera azzurra Stefania Fuscagni sui dati pubblicati dall'Ufficio statistica del Ministero dei Beni. «La Toscana realizza la performance peggiore del 2008, seconda solo alla Campania, sulla quale però grava la pessima immagine dovuta all'emergenza rifiuti. La Toscana, al contrario, non ha scuse. I dati del crollo verticale del turismo museale in Toscana - fa notare Fustagni - non sono direttamente riconducibili alla crisi economica. Sia il Lazio che il Veneto hanno mantenuto elevata e addirittura in aumento l'attrattiva turistica». «Se è vero che il "sistema Italia" nel suo complesso ha riscontato una generale riduzione di visite e incassi incalza Magnolfi la diminuzione in Toscana si è attestata su valori doppi. Di fronte a questa situazione a dir?poco catastrofica, considerato che Firenze e tutta la Toscana sono considerate tra le capitali mondiali dell'arte, la Regione dovrà attivarsi con solerzia per restituire al nostx territorio quell'immagine che mèrita su scala internazionale. È indispensabile abbandonare la politica dei no e promuovere lo sviluppo di un più integrato sistema aeroportuale e la costruzione di nuove e moderne infrastrutture».
FIRENZE - Musei in crisi: prezzi da rivedere
I dati sul turismo museale in Toscana nel 2008 fanno impressione, con una riduzione del 7,54% delle presenze rispetto al 2007 e una contrazione delle entrate di 1.300.000 euro. La Toscana realizza la performance peggiore del 2008, seconda solo alla Campania. I dati non sono direttamente riconducibili alla crisi economica, ma la regione dovrà attivarsi per restituire l'immagine di Firenze e tutta la Toscana su scala internazionale. La Regione dovrebbe abbandonare la politica dei no e promuovere lo sviluppo di un sistema aeroportuale integrato e la costruzione di nuove infrastrutture.
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