Proviamo a pensare: siamo davanti a una delle piazze più importanti d'Italia e del mondo, una piazza disegnata, incisa, dipinta migliaia di volte, una piazza luogo di invenzione della fotografia dell'Ottocento, e, prima, dell'incisione, dunque una piazza che ha una sua iconografia, una sua storia, una storia che va rispettata. Pensate, c'era qui una piazza, sia pure di dimensioni diverse, agli inizi del '300, e la chiesa dei domenicani aveva spazi attorno importanti, ma in parte non coincidenti con quelli odierni. Nel tempo vengono le sistemazioni rinascimentali, e qui domina la loggia attribuita a Michelozzo con le terrecotte invetriate di Andrea della Robbia; di fronte viene ricostruita la facciata gotica di Santa Maria Novella da Leon Battista Alberti che ingloba, inverandola, la parte inferiore dell'edificio precedente e completa il tutto attorno al 1470. Il reticolo delle strade medievali si immetteva sulla piazza secondo percorsi diversi, eccentrici, determinando attraversamenti non ortogonali ma quando, nel 1608, si innalzano due obelischi in marmo come mete per il palio dei cocchi, l'asse fra il portico michelozziano e la facciata albertiana diventa dominante. Le sistemazioni della piazza nel '700, il progressivo ampliamento della zona lastricata, poi rimossa nel XX secolo, hanno posto un complesso problema, quello della necessaria risistemazione del sistema dove panchine e brevi aiuole non si coordinavano certo con gli edifici attorno, comprese le case in origine medioevali ma ormai del tutto modificate specialmente nel XIX secolo. Dunque una piazza importante con un asse preciso. Ma allora che fare? Prima di ogni intervento sarebbe servita una ricostruzione archeologica delle vicende della piazza nelle varie epoche e sarebbero bastati pochi giovani storici dell'arte per farlo; serviva l'analisi del sistema viario e dei suoi orientamenti e trasformazioni almeno nel XIV, nel XVI e nel XVIII secolo; serviva naturalmente una raccolta precisa di documenti, sia scritti che immagini. È stata fatta? Mi si risponderà di sì anche se le notizie che sono pervenute al Corriere Fiorentino dal Comune e da chi ha fatto la progettazione sono specimen pubblicitari senza alcun genere di indagine storica. Ma supponiamo che questa indagine sia stata fatta, una indagine che doveva comprendere ovviamente anche quella sui materiali, oltrechè sugli assi direzionali e i percorsi di lettura. Ebbene quale è stato il risultato? Cominciamo dai materiali delle panche, nuovo arredo urbano: corten e legno, quindi vetro; nel vetro luci dall'interno come un arredo per l'albero di natale. La dimensione delle panche è enorme, ma è soprattutto la loro disposizione che mi sembra singolare, sono una specie di tratteggio, diciamo così, sfalsato, che alterna appunto sedili in corten e sedili in vetro, con ridotte sedute in legno. Stupisce che l'asse della piazza, quello che è ortogonale a Santa Maria Novella ed al portico michelozziano, questo asse che era anche quello del palio dei cocchi che giravano attorno agli obelischi, sia stato completamente stravolto. Le panche tagliano appunto questo asse e il pretesto si suppone sia di far vedere la chiesa albertiana. C'è anche una chicca del tutto imprevista e che si vuole però riportare citando tre righe da un foglio ufficiale; riguarda appunto una sola delle sette panche, ma basta. Questa sola panca infatti sarà «di acciaio e monitor dove, attraverso le immagini proiettate, si incontrano le città del mondo gemellate con Firenze che sono localizzate in tutti i continenti e rappresentano culture, etnie e religioni diverse». Non commento. A questo punto vorrei fare una sola richiesta. Che quello studio che suppongo si sia fatto, che deve essere stato fatto, quello studio storico sulle trasformazioni della piazza, con allegati i relativi documenti, venga reso pubblico. Non si manomette infatti un testo come questo senza precise indagini. Sono curioso infatti di capire come mai le panchine siano state poste in modo da tagliare l'asse storico della piazza. Non dico nulla sulla forma dei manufatti che trovo in netto contrasto con i materiali del resto del sistema. Comunque mi sono dato, di tutto questo, una spiegazione: le panche sono state collocate trasversali per non far girare la testa a chi vuol vedere la facciata della chiesa; si usa il corten, che altrove di solito serve per i grattacieli, per portare Firenze al passo coi tempi. E le panche di vetro hanno un senso? Non vorrei che, in qualche sabato sera d'estate, a qualche programmatore di «eventi», venisse in mente, come si fa in modo nauseabondo in certi programmi tv, di piazzare sotto il sedile sempre di vetro una ragazza almeno in bikini. Domando: i progettisti hanno pensato a uno sportello di accesso, naturalmente trasparente?
Corriere della Sera
5 Aprile 2009
✓ Entità verificate
FIRENZE - Se queste sono panchine
AR
Arturo Carlo Quintavalle
Corriere della Sera
La piazza del Duomo a Firenze è una delle più importanti d'Italia e del mondo. La piazza è stata disegnata, incisa e dipinta migliaia di volte e ha una storia ricca e complessa. La piazza è stata ricostruita nel corso dei secoli, con sistemazioni rinascimentali, gotiche e barocche. Nel 1608, sono stati innalzati due obelischi in marmo come mete per il palio dei cocchi, che hanno determinato l'asse della piazza. Nel 2008, sono state collocate le panche, che sono state progettate per essere trasversali e per non far girare la testa a chi vuole vedere la facciata della chiesa.
Artista / Persona
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