Un fantasma si agita da decenni nel dibattito sul futuro dell'accoglienza, della competitività di Firenze: il biglietto unico per i musei cittadini. Tutti ne parlano, ma ancora non c'è. Possibile nel terzo millennio? Possibile quando in altre capitali dell'arte è cosa fatta da tempo? Possibile e anzi certo. Motivo: la presenza, a fianco dei musei comunali, di quelli privati, di quelli statali, con i colossi Accademia e Uffizi, ma anche di quelli dell'Università o dell'Opera del Duomo. L'ostacolo che da sempre vanifica ogni sforzo è proprio la «concorrenza» tra musei comunali (Palazzo Vecchio e Cappella Brancacci i più importanti) e quelli dello Stato: per realizzare una card unica serve un accordo sulla divisione degli introiti che non è mai arrivato. «Quella del biglietto unico che non c'è è una grande sconfitta per la città dice Rosa Maria Di Giorgi che dieci anni fa ci provò come assessore alla cultura ed oggi è capogruppo del Pd in Palazzo Vecchio Il motivo? La sovrintendenza non ha mai voluto, non ha mai collaborato. E se non c'è la volontà di farlo, sono inutili studi di fattibilità, ma anche il grande interesse con cui il mondo economico e del turismo guardava e guarda alla card per tutti i musei». Gli anni sono passati, assessori alla cultura e sovrintendenti pure, ma nulla cambia. E Palazzo Vecchio sembra essersi arreso: da ormai molti mesi lavora ad una card che comprenda solo i musei comunali e molti musei «minori» (l'obiettivo è arrivare a qualcosa come 30 istituti) così da dare più servizi al turista e da invogliarlo a soggiornare più a lungo. Ma intanto il fantasma del vero biglietto unico dorme sogni tranquilli.