Un risarcimento per i «danni ambientali» causati dal Mose. La richiesta del Comune, avanzata due anni fa al Tar e contenuta anche nel nuovo Pat, il Piano di assetto del territorio, torna di grande attualità dopo che la commissione Ambiente dell'Unione europea ha comunicato a Ca' Farsetti e al Wwf l'intenzione di archiviare la procedura di infrazione aperta contro l'Italia nel 2005 per i cantieri del Mose. La novità è però che nella richiesta di archiviazione, firmata dalla direttrice dell'Ufficio ambiente dell'Ue Pia Bucella, oltre alle prescrizioni e all'obbligo di mettere in atto «interventi di mitigazione ambientale» c'è il riconoscimento esplicito del danno provocato. «Sono state violate le normative europee in materia di ambiente», scrivono i funzionari europei al termine della lunga istruttoria, «e il danno ambientale alla laguna c'è stato». Ma per ragioni di «opportunità» la commissione ha deciso di archiviare, dal momento che l'opera nel frattempo è andata avanti, e i lavori sono arrivati quasi al 50 per cento. Adesso però i legali delle associazioni sono al lavoro per trovare una strada che consenta almeno di risarcire il territorio, senza escludere addirittura il ricorso a una causa civile. «Noi presenteremo ricorso alla Corte europea», dice il responsabile del settore legale del Wwf Italia Stefano Lenzi, «ma c'è il problema di riparare al danno provocato, che adesso viene riconosciuto anche dalla commissione europea». Ai tempi del ricorso al Tar presentato dal Comune per le irregolarità del progetto Mose il danno stimato dall'apertura dei cantieri alle bocche di porto senza autorizzazioni ambientali e paesaggistiche era di circa 120 milioni di euro. Richiesta avanzata sulla base degli studi dell'Osservatorio Ambiente del Comune. Che escludevano però i «danni irreversibili» come la sottrazione del territorio e la distruzione di dune e ambienti pregiati della laguna a Santa Maria del Mare, Ca' Roman, San Nicolò. Ma dopo la fase delle polemiche e delle contestazioni legali e dopo la bocciatura dei progetti alternativi presentati da Ca' Farsetti la politica ha poi avuto il sopravvento. E lo stesso sindaco Cacciari, da sempre contrario al Mose, ha smorzato i toni. Al Comitatone del 22 dicembre era stato il sottosegretario Gianni Letta a chiedergli di approvare il finanziamento di 800 milioni al Mose e intervenire perché i ricorsi aperti fossero «definitivamente archiviati». In cambio, aveva fatto capire Letta, sarebbero stati sbloccati i fondi della manutenzione promessi a Venezia e avviati gli interventi richiesti per la mitigazione. Ma quattro mesi dopo dei fondi della Legge ASpeciale (29 milioni di euro per il Comune) non v'è traccia. E il presidente del Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta ha detto a chiare lettere: «Per mettere in atto gli interventi di mitigazione ambientale noi siamo disponibili, ma occorrono dei finanziamenti aggiuntivi».
VENEZIA - Mose, si fa strada l'ipotesi risarcimento
La commissione europea ha comunicato di archiviare la procedura di infrazione aperta contro l'Italia nel 2005 per i cantieri del Mose, ma ha riconosciuto il danno ambientale provocato. Il Comune di Venezia ha avanzato una richiesta di risarcimento per i danni ambientali causati dal Mose, che è stata avanzata anche nel nuovo Piano di assetto del territorio. I legali delle associazioni hanno deciso di presentare un ricorso alla Corte europea per trovare una strada per risarcire il territorio. Il danno stimato dall'apertura dei cantieri alle bocche di porto senza autorizzazioni ambientali e paesaggistiche era di circa 120 milioni di euro.
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