«Dobbiamo far conoscere sempre di più la Pietà Rondanini, un'opera meravigliosa, sono ancora troppo pochi i milanesi che la conoscono». È l'obiettivo che Letizia Moratti ha dato alla mostra su Michelangelo inaugurata ieri, con il ministro Sandro Bondi, al Castello Sforzesco. La Pietà «dialoga» con il Crocifisso ligneo, scultura giovanile attribuita a Michelangelo e prestata al Comune dal ministero della Cultura. Ma la «vernice» di ieri allo Sforzesco è stata anche l'occasione per parlare del ritorno del Maestro Claudio Abbado alla Scala in cambio di 90 mila alberi per Milano (domani incontrerà Lissner, Moratti e Penati). Così Bondi: «Speriamo che anche Muti possa tornare per alcuni concerti». È arrivato la notte scorsa in aereo da Palermo; l'hanno messo in una teca costruita apposta e ora sta lì, minuto e fragile, Crocifisso di 40 centimetri di legno di tiglio, davanti ai due metri di marmo di Carrara dell'ultima Pietà che Michelangelo non riuscì a finire nonostante la tenesse nella sua camera da letto per dargli ogni sera qualche colpo di scalpello, fino alla sera della morte, il 18 febbraio 1564. Eppure, chi riuscirà a contemplare in silenzio il Crocifisso di legno e La Pietà di marmo (magari scegliendo gli orari di vista serale), non potrà fare a meno di notare che le due opere appaiono esili allo stesso modo, così diverse eppure così simili per quella loro particolare, comune, intensa malinconia. Soprattutto le gambe di entrambi i Cristi, su cui pesano i corpi morti, parlano di una sconfitta, di un cedimento del pensiero di chi li ha scolpiti, schiacciato dal mistero del dolore. E qui arriva la domanda: chi ha scolpito quei due Cristi così dolorosamente cadenti sul loro stesso peso? L'autore della Pietà, detta Rondanini dal nome dei precedenti proprietari romani prima che il Comune di Milano acquistasse la statua nel 1952 per il Museo del Castello Sforzesco, è il vecchio Michelangelo. A 89 anni non credeva più nell' arte e nella bellezza cui aveva votato la gioventù scolpendo l'arrogante perfezione del David e della Pietà di San Pietro, a Roma. Alla fine della sua lunga vita, il vecchio genio si estenuava al pensiero di aver trascurato l'anima, perso dietro la passione per il corpo umano. Deluso dai Medici e dai nove papi serviti, sperava nella riforma della Chiesa, si era avvicinato a un gruppo di cristiani in odore di Protestantesimo e l'Inquisizione lo teneva d'occhio, senza però osare toccarlo. Possiamo dunque dire che questo vecchio era lo stesso giovane che intorno ai vent'anni scolpiva nel legno il Crocifisso nella sua Firenze sconvolta dal Savonarola che predicava contro la corruzione della Chiesa e organizzava roghi di opere d'arte? Non lo sappiamo. Alcuni grandi storici dell'arte pensano di sì, altri si oppongono con forza; ma nessuna delle due fazioni ha in mano prove: non una data, non un documento, non un minimo accenno dal passato. Alla fine, dopo 15 anni di riflessioni, il Crocifisso è stato acquistato lo scorso anno dallo Stato per tre milioni e 250 mila euro dall'antiquario torinese che non ha mai rivelato il nome della famiglia fiorentina da cui l'aveva a sua volta comperato: se è Michelangelo il prezzo è un vero affare; se non lo è, sarebbero bastati duecentomila euro. Tre sono i fattori che inducono a pensare a Michelangelo: primo, la straordinaria correttezza anatomica, che solo un sezionatore di cadaveri come sappiamo essere stato Michelangelo poteva raggiungere; secondo, i confronti con l'unico altro crocifisso ligneo conosciuto del maestro, in Santo Spirito a Firenze; terzo, le indagini tecnico scientifiche che rivelano, per esempio, come la testa risulti così inclinata grazie a un cuneo inserito nel collo per rendere maggiore la verosimiglianza con il capo cadente di un corpo crocifisso. Tutti gli esperti, comunque, anche coloro che hanno sostenuto l'acquisto, parlano di «attribuzione » a Michelangelo. A sbilanciarsi più di tutti era stato Federico Zeri: dopo aver rigirato fra le mani il Crocifisso disse: «Se non è Michelangelo, è Dio».
MILANO - Bondi e il sindaco alla mostra del Castello Il Crocifisso e la Pietà. Milano riscopra Michelangelo
Ieri sera è stata inaugurata una mostra su Michelangelo al Castello Sforzesco a Milano, con il ministro Sandro Bondi. L'opera principale è la Pietà Rondanini, un'opera meravigliosa che è ancora poco conosciuta dai milanesi. La mostra dialoga con il Crocifisso ligneo, scultura giovanile attribuita a Michelangelo e prestata al Comune dal ministero della Cultura. Il Crocifisso è stato acquistato lo scorso anno dallo Stato per tre milioni e 250 mila euro. Gli esperti ritengono che sia attribuita a Michelangelo, grazie alla sua correttezza anatomica, ai confronti con l'unico altro crocifisso ligneo conosciuto del maestro e alle indagini tecnico scientifiche.
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