Se lo sono chiesti in tanti, ieri, mentre i soprintendenti hanno accompagnato giornalisti e sindaco dentro lo scavo del metrò. Al lavoro più che gli operai con le trivelle c'erano archeologi con palettine a spennellare pezzettini infinitesimali di mosaici e pezzi più grandi di affreschi risalenti a periodi storici diversi. I cantieri del metrò della linea 1 da Piazza Nicola Amore a piazza Municipio sono un viaggio lungo più di mille anni. Appena si scende da via Vittorio Emanuele ci si imbatte in una piccola cappella datata fine XIII secolo; sotto la cappella si intravede un altro livello, un altro buco ancora da esplorare, e chissà se poi è collegato alla cappella oppure è un rinvenimento che risale più indietro nei secoli. Si fanno pochi metri e questa volta è passato davvero un secolo e un po' di più con i resti di un appartamento dove si scorgono stemmi e altri affreschi risalenti alla fine del 1300, della famiglia Del Balzo, giunta a Napoli, al seguito dei D'Angiò. Gli scavi sono una sorta di macchina del tempo non sfavillante, ma certo emozionante. Piazza Municipio però è una favola archeologica che comincia a essere narrata alla fine del 2003, quando gli operai scorgono una piccola insenatura all'interno di quello che all'epoca non era ancora il megacantiere attuale. Che fare? S'interrogarono i caschi gialli. Subito la telefonata agli archeologi che immediatamente datano quei reperti nel II secolo dopo Cristo. Di più, finalmente è localizzato il porto di Neapolis, un rompicapo per intere generazioni di archeologi fino a quel momento. Un mese dopo - siamo nel gennaio del 2004 - tirano fuori una barca romana, una navetta che collegava le grandi navi con il porto di Neapolis. Le sorprese non finiscono qui: le barche sono tre e a fine gennaio 2004 sono state già scavate. Da tutto il mondo arrivano a Napoli archeologi. Ma che fine hanno fatto quelle testimonianze? «Sono ancora in fase di trattamento - spiega il vicesindaco Tino Santangelo - ma il progetto per esporle proprio in piazza Municipio c'è è questa la nostra intenzione». Perché potessero tenere meglio il mare, i maestri carpentieri dell'epoca quei barconi li avevano costruiti quasi interamente con legno d'abete. Conoscenza delle proprietà del materiale, impermeabile e resistente all'aggressione dell'acqua salmastra, furono gli elementi che indirizzarono la scelta verso quella materia prima. Una scoperta, questa, fatta dagli scienziati della facoltà di Agraria della Federico II a Portici che hanno analizzato i reperti. lu.ro.
NAPOLI - Museo o cantiere quello di piazza Municipio?
Ieri, i soprintendenti hanno accompagnato giornalisti e sindaco dentro lo scavo del metrò della linea 1 da Piazza Nicola Amore a piazza Municipio. Gli scavi hanno rivelato resti di un appartamento del 1300, con stemmi e affreschi della famiglia Del Balzo. I reperti sono stati datati nel II secolo dopo Cristo. Nel 2003, gli operai hanno trovato una piccola insenatura all'interno del cantiere, che è stata datata nel II secolo dopo Cristo. Successivamente, sono state trovate tre barche romane, una navetta che collegava le grandi navi con il porto di Neapolis.
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