PATRIMONIO. Un progetto di salvaguardia della Regione chiama in causa i professionisti locali per l'individuazione delle opere. Di maestri come Scarpa e Fagiuoli «Per molti edifici non c'è tutela, bisogna intervenire» C'è il palazzo dell'Ina, in corso Porta Nuova, firmato dall'architetto Rossi De Paoli, e la cella frigorifera dei Magazzini generali, dell'architetto Pio Beccherle. L'ex garage Fiat di via Manin, di Ettore Fagiuoli, e la Casa del Mutilato, di Francesco Banterle e il museo di Castelvecchio, di Carlo Scarpa. Ma anche opere meno conosciute, ma non per questo meno interessanti da studiare. L'insieme è enorme. Edifici, quartieri e sistemi urbani costruiti nel Novecento, a Verona e in Veneto. La Regione, coinvolgendo gli Ordini degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, ora vuole tutelarli e valorizzarli, secondo un piano. In occasione dell'adeguamento del Piano territoriale regionale di coordinamento una sorta di Piano regolatore regionale la Regione ha inserito tra i suoi progetti quello denominato «Architetture del Novecento». Ha individuato un primo gruppo di edifici e sistemi di edifici rappresentativi dell'espressione architettonica del Novecento, come elemento del patrimonio culturale regionale, riservandosi di aggiornarlo annualmente. «Il progetto di salvaguardia si rende necessario in quanto molti di questi manufatti non sono soggetti ad alcun tipo di tutela», spiega l'architetto Paola Ravanello, impegnata nel progetto per l'Ordine degli architetti di Verona. «Moltissimi edifici di rilevante interesse sono già andati perduti dopo interventi di ristrutturazione che ne hanno completamente sfigurato i caratteri peculiari, arrivando talvolta fino alla demolizione completa». Da qui l'obiettivo di mettere in sicurezza questo patrimonio. «Si vuole promuovere il recupero e la valorizzazione del patrimonio novecentesco come negli anni è stato fatto per quello delle Ville Venete e dei centri storici e, ancora solo parzialmente, per l'archeologia industriale», prosegue la Ravanello. L'arco temporale considerato va dagli anni Venti del secolo scorso fino al 1980, anno della Biennale di Architettura di Venezia. Nel territorio regionale hanno operato architetti della scuola veneziana di architettura come Scarpa, Daniele Calabi, Giuseppe Samonà, Giancarlo De Carlo, Giuseppe Davanzo e tanti altri che hanno connotato l'immagine delle città e dei centri del Veneto. Ma come si opererà, per censire edifici e quartieri? Il primo rilevamento è affidato agli Ordini degli architetti delle varie province, da integrare poi con segnalazioni comunali e rilievi regionali. Questi devono individuare specificità territoriali e provinciali e formulare poi un primo elenco di edifici da tutelare, progettati da architetti non più viventi. L'aggiornamento periodico implementerà poi l'elenco regionale. Le nuove segnalazioni pervenute, ritenute interessanti dalla commissione, potranno venire dalle amministrazioni comunali e dagli uffici tecnici comunali, dagli ordini professionali, da associazioni o privati. La Regione, infine, dalla ricerca intende preparare un libro e un filmato sugli edifici del '900, con il patrocinio dell'assessorato all'urbanistica.