Il progetto è ricco e affascinante: trasformare il porto, renderlo parte integrante della città, farlo diventare luogo d'incontro e di svago senza, però, interferire con le attività logistiche e commerciali. Il waterfront del porto è contemporaneamente storia passata e futura: quattro anni fa un concorso di idee disegnò le nuove strutture, poi il tempo s'è fermato tra battaglie legali e ricorsi al Tar. Sul futuro, quello a brevissima scadenza, però adesso c'è il timbro di Luciano Dassatti, fresco presidente dell'Autorità Portuale che ha deciso di imprimere uno sprint. Nel prossimo consiglio di amministrazione della società che gestisce la trasformazione del porto, Nausicaa, il presidente chiederà di accelerare e spiegherà che i lavori devono partire nel più breve tempo possibile. Il passo immediato per sbloccare la situazione del waterfront è la «validazione» del progetto. Una società specializzata dovrà valutare l'impatto della novità sul fronte architettonico, ambientale e logistico, e renderlo esecutivo. Poi, con la formula del project financing, dovrebbe partire la gara per la realizzazione materiale delle opere. Quando nello scorso mese di luglio l'ex presidente dell'autorità portuale, Nerli, annunciò la chiusura del fronte «Tar» della vicenda, ipotizzò la conclusione delle opere nel 2012 o nel 2013. La scommessa resta quella: consegnare alla città le chiavi del nuovo porto entro quattro anni. Naturalmente ogni dubbio sui tempi resta lecito, anche se il presidente Dassatti è uomo dalle idee chiare e dai modi spicci: risolvere i problemi è la missione che s'è dato. E, di solito, non fallisce le sue missioni. Il progetto è noto da tempo. Il porto dovrebbe cambiare volto e destinazione d'uso. Il molo San Vincenzo sarebbe destinato a «passeggiata a mare» con ristorantini e bar. La Stazione marittima dovrebbe diventare immenso centro commerciale ricco di negozi e locali con vista a piombo sugli ormeggi. La piazza antistante la stazione marittima dovrebbe essere rialzata, naturalmente pedonalizzata, e collegata con un sottopasso alla futura stazione del metrò in piazza Municipio. Dove oggi corre il muro di separazione tra porto e via Marina, poi, è prevista una strada pedonale rialzata, sulla quale dovrebbero affacciare avveniristiche strutture destinate ad uffici e negozi. Il progetto è bello e ambizioso, anche se la realtà è differente. Ci sono forzature che vengono limate, come l'abbattimento dei magazzini generali, osteggiato dalla cittadinanza e dalla soprintendenza che ne ha imposto il mantenimento; ci sono le proteste dei sette negozianti storici della stazione marittima che chiedono alla Intership (società di Interporto Campania) che gestirà il futuro centro commerciale, di conservare il loro posto. C'è, infine, il grande punto interrogativo sulla effettiva possibilità di veder realizzate le opere. Troppi anni sono passati dalle presentazioni ufficiali e dalle dichiarazioni d'intenti. Anche se Luciano Dassatti, uomo di poche parole e molti fatti, ha già messo il waterfront in cima alla lista delle cose da fare, e questo è un segnale decisamente positivo.
CAMPANIA - Il progetto è ricco e affascinante: trasformare il porto
Il progetto di trasformazione del porto di Napoli è stato fermato per quattro anni a causa di battaglie legali e ricorsi al Tar. Il nuovo presidente dell'Autorità Portuale, Luciano Dassatti, ha deciso di accelerare i lavori e ha chiesto di validare il progetto. Una società specializzata dovrà valutare l'impatto del progetto sul fronte architettonico, ambientale e logistico. Il progetto prevede la trasformazione del molo San Vincenzo in passeggiata a mare, la Stazione marittima in centro commerciale e la piazza antistante in strada pedonale rialzata.
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