Il polo museale ha debiti per 500mila euro: i soldi in cassa ci sono ma non possono essere spesi DEBITI per oltre un miliardo di vecchie lire. E creditori alle porte. In qualche caso, anche alcuni pignoramenti. E' il polo museale fiorentino ad avere i conti in rosso. Uffizi, Accademia, Cappelle Medicee, musei di Palazzo Pitti e altre gallerie statali, nonostante la tanto sbandierata autonomia gestionale e la creazione di un'azienda con un bilancio da oltre 20 milioni di euro, non hanno di che pagare i debiti. Eppure sembra tutto in regola: l'appalto per il servizio di tesoreria è stato fatto a novembre, la soprintendenza da un mese ha iniziato ad incassare nel conto aperto alla Banca d'Italia gli introiti dei biglietti che prima andavano al ministero a Roma. E in cassa c'è già oltre 1 milione di euro. Denari per ora intoccabili. Cos'è che non funziona? «Manca l'autorizzazione della direzione centrale» spiega il soprintendente Antonio Paolucci. «Tutto in regola, non manca proprio nulla» dice però Salvo Nastasi, vice-capo dell'ufficio legislativo del ministro dei beni culturali Giuliano Urbani. Ma i creditori bussano e minacciano. Polo museale ha autonomia gestionale ma non spenderà l'incasso dei biglietti prima della riunione per il bilancio di previsione MARA AMOREVOLI DEBITI per oltre un miliardo di vecchie lire, con i creditori alle porte per i conti insoluti di tutte il 2003 e, fino ad oggi, anche de 2004. In qualche caso, con tante di richiesta degli interessi e alcuni pignoramenti. Conti in rosse per il polo museale fiorentino Per Uffizi, Accademia, Cappelle Medicee, musei di Palazzo Pitti e altre gallerie statali. In barba alla tanto sbandierata autonomia gestionale, che con regolamento dell'agosto 2003, ne prevede la trasformazione in azienda, con un proprio bilancio e consiglio di amministrazione pronta a gestire somme per oltre 20 milioni di euro all'anno. Eppure sembra tutto in regola: l'appalto per il servizio di tesoreria è stato fatto a novembre dello scorso anno e vinto dal Monte dei Paschi di Siena, la soprintendenza da un mese ha iniziato ad incassare - nel conto aperto alla Banca d'Italia -gli introiti dei biglietti che prima andavano al ministero a Roma. E in cassa c'e già oltre 1 milione di euro. Denari per ora intoccabili e inspendibili. Un meccanismo bloccato. Cos'è che non funziona nell'azienda dei musei statali? «Manca l'autorizzazione dalla direzione centrale» spiega il soprintendente Antonio Paolucci. Chiediamo a Roma, allora. «Per noi a Firenze risulta tutto in regola, non manca proprie nulla» afferma Salvo Nastasi, vice capo dell'ufficio legislativo del ministro dei beni culturali Giuliano Urbani, che avvia un giro di telefonate di verifica. Un gioco delle parti che va avanti da tempo, con rimpallo di responsabilità. Mentreicreditori, compresi i custodi delle gallerie, bussano e minacciano. Non solo. Ci sono ditte che hanno fornito servizi nel 2003 che, attraverso decreti ingiuntivi, si sono rivalse su Firenze Musei, la società che gestisce i servizi dei bookshop nelle gallerie, facendosi pagare il debito con pignoramenti dalle quote del 23 di royalties che la società versa alla soprintendenza. Altri creditori aspettano fiduciosi. «Abbiamo debiti per tutte le spese fisse del 2003 e del 2004 fino ad oggi. Luce, telefono, 250 milioni di vecchie lire solo di gasolio, carta igienica, saponi, pulitura dei tappeti, svuotatura delle fosse biologiche, servizi di derattizzazione, disinfestazione, pulizie generali e altro - racconta un funzionario-Ogni giorno è un via vai di respon-sabili delle ditte che vengono a chiedere e piangere per i pagamenti. E per alcune fatture insolute, due avvocati ci hanno inoltrato la richiesta del pagamento degli interessi per i loro clienti». E aspettano anche i custodi. «La soprintendenza gli deve ancora le indennità per i turni di notte, i festivi e per i servizi di sorveglianza su progetto già effettuati» aggiunge il responsabile sindacale della Uil Enzo Feliciani. «Impossibile, è tutto a posto a Firenze, si tratta solo di voci e illazioni di qualche creditore che vuole mettere in cattiva luce la gestione dei musei statali» dice Nastasi dal suo ufficio al ministero. Salvo poi aggiungere: «Mi sono informato meglio, ebbene Firenze ha fissato per il 7 maggio la riunione per il bilancio di previsione 2004 e da allora, come mi ha assicurato il direttore amministrativo Giovanni Lenza, potranno iniziare a pagare i vecchi debiti. Niente di strano, i soldi in cassa non ci sono in nessuna soprintendenza e tutte le amministrazioni pubbliche risentono del decreto tagliafondi di Tremonti e quindi pagano in ritardo». Insomma non importa se la prima Galleria d'Italia, con circa 1 milione e mezzo di visitatori all'anno, è in mezzo al guado, l'istituto è incapace di funzionare sia nella vecchia maniera e nel nuovo assetto di azienda, tra disservizi tipo «i vetri di tutte 1e finestre dei corridoi, dove si affacciano i visitatori per guarda re il panorama e scattare le foto sono vergognosamente sporchi per insolvenze dei pagamenti con 1e ditte delle pulizie» come denuncia una guida all'uscita degli Uffizi, oppure «con i custodi costretti a comprarsi da soli la carta da scrivere perché non ci sono soldi» aggiunge Enzo Feliciani della Uil. Infine, quanto al mancato funzionamento del meccanismo di autonomia, il sindacalista ha da aggiungere la sua versione «quella vera; precisa: «II ministero ha impugnato l'appalto del bando di tesorieri che il Polo fiorentino si è fatto e risolto da solo, con l'aggiudicazione del servizio a Monte dei Paschi. Ebbene secondo quanto sostengono dirigenti de ministero a Roma quel bando andava fatto dallo stesso ministero, uguale per tutti i poli museali. Da questo è nata una lunga questione che ha bloccato tutto, avviando una serie di disastrosi ritardi che oggi penalizzano la gestione di ulti i musei fiorentini». Le insolvenze riguardano luce, carta igienica, fosse biologiche e gasolio