L'opinione Italia Nostra esprime preoccupazione per il futuro del palazzo palladiano sede della Banca d'Italia, anche perché la Regione ha risposto no all'appello del Comune, che invitava gli enti pubblici a fare squadra per acquistare il prestigioso edificio. E ieri pomeriggio, nella sala Florio dell'ateneo friulano, nel corso di una tavola rotonda, il consigliere nazionale di Italia Nostra, Antonio Mansi, ha espresso tutte le sue perplessità: «Con il secco no della Regione ha detto non può realizzarsi quella squadra di enti pubblici in grado di affrontare un'operazione finanziaria di questa portata. E la mia principale preoccupazione è proprio la destinazione d'uso dell'immobile, soprattutto se sarà acquistato da un privato». E l'assessore comunale alla Pianificazione territoriale, Mariagrazia Santoro, che non intende arrendersi, ha lancia un altro appello: «L'amministrazione comunale si è già mossa, ma da sola non può farcela. La Regione e la Provincia devono riflettere sull'importanza che riveste questo palazzo per la città». Durante l'incontro, inoltre, è stato ribadito con quanta attenzione il palazzo sia stato conservato dalla Banca d'Italia. E se per il presidente della sezione udinese dell'associazione, Renato Bosa, «è doveroso garantire la conservazione del palazzo come ha fatto la Banca d'Italia che lascia alla città un gioiello inalterato», per il responsabile della Soprintendenza, Paolo Casadio, «è rassicurante che l'edificio sia vincolato dalla legge Urbani e che quindi non possa essere alterato in alcun modo». Anche per Alessandra Quendolo, l'architetto che ha curato il restauro delle facciate, «è fondamentale che la manutenzione sia sempre costante». Il direttore della banca d'Italia di Udine, Angelo Gramegna, invece, non ha potuto fornire ulteriori informazioni sulle modalità dell'asta. Oltre a palazzo Antonini il lotto potrebbe comprendere la casa del custode e le abitazioni settecentesche di via Portanuova.