Il sindaco Fiorenza Brioni si presenta in bianco. «Oggi ci sposiamo col mondo», sorride. A celebrare il matrimonio è l'Unesco: dopo un corteggiamento durato più di tre anni e un fidanzamento lungo nove mesi, adesso è ufficiale. Mantova e Sabbioneta sono patrimonio di tutto il pianeta. Al mondo portano in dote la loro bellezza, impegnandosi a conservarla intatta anche per le generazioni future. «È un concetto immenso», ripete la Brioni. Tanto immenso da meritare una cerimonia fiume. Dodici relatori per due ore di parole, promesse e polemiche. La processione degli ospiti sfila da piazza Castello per conquistare l'ingresso alla sala di Manto, a Palazzo Ducale. Amministratori, politici, autorità in divisa, intellettuali, imbucati. Accolti tutti come star dai flash dei fotografi. L'inizio è fissato per le 16.30, ma il sole primaverile dilata il tempo dei saluti. E il sottosegretario alle infrastrutture Mario Mantovani si fa attendere. Così la cerimonia comincia mezz'ora dopo. Parte bene, poi l'attenzione sfuma e il freddo della sala si fa sempre più umido. A regalare qualche scintilla è il botta e risposta tra il sovrintendente Luca Rinaldi e l'assessore regionale Massimo Zanello. FILIPPO TREVISANI. Gli onori di casa spettano al sovrintendente Trevisani, che può vantarsi del "suo" palazzo. Dentro, «l'articolazione delle sale e dei giardini allude alla città storica». Fuori, il suo profilo «s'imprime come un sigillo» nella coscienza dei visitatori che arrivano dal ponte di San Giorgio. Trevisani ha parole di riconoscenza anche per il sindaco di Mantova, «personalità sensibile e fattiva per quanto concerne la tutela del territorio». Da scaletta toccherebbe proprio alla Brioni parlare, ma il segretario generale del ministero, Giuseppe Proietti, ha i minuti contati. E passa. GIUSEPPE PROIETTI. Per esprimere il suo plauso, il segretario ricorre a una metafora brillante: «Mantova e Sabbioneta sono due perle conservate nello scrigno dei beni culturali italiani», dal quale vengono ora tolte «per arricchire il diadema che l'Italia può sfoggiare». Il riconoscimento Unesco «non è però soltanto un traguardo, ma un punto di partenza per conservare e innovare» i due siti. FIORENZA BRIONI. Lo sa bene la Brioni, che si lancia in un discorso appassionato. Il sindaco insiste sul valore universale del titolo Unesco, ribadendo l'unicità di Mantova e Sabbioneta. «Città che raccontano brani esclusivi di storia, arte, cultura, identità». Il "matrimonio col mondo" va però consumato. «Ci affida una nuova responsabilità», riconosce la Brioni che ringrazia i mantovani di tutti i tempi. Anche quelli del passato, perché «hanno capito la bellezza dei luoghi da loro vissuti e l'hanno protetta». L'imperativo del presente è conservare il carattere di Mantova, quale «città di pietra e di acqua». Così il vincolo indiretto sulle sponde dei laghi «ci dice che le nostre dolci e tranquille acque vanno accudite e restaurate con la stessa scienza che si riserva alle opere d'arte». Questa «la prossima ambiziosa sfida». ANTONIO BECCARI. Il sindaco di Sabbioneta condivide la passione della sua collega e rilancia: «Questo riconoscimento ci dà la forza di guadare al futuro con rinnovato entusiasmo progettuale e intellettuale». Di più, il titolo Unesco «ci investe di una responsabilità politica e amministrativa di fronte al mondo». MAURIZIO FONTANILI. Il presidente Fontanili non vuole prendersi meriti che non ha, ma partecipa alla gioia collettiva. Per poi abbandonarsi a un'invettiva contro «la cementificazione, l'urbanizzazione, l'inquinamento, la viabilità, un modello di sviluppo che non può continuare così». Il pericolo è che la crisi attuale diventi un alibi per «provvedimenti contro la Costituzione». Ecco quindi che gli amministratori locali devono ergersi «a paladini per la difesa del territorio». FERRER BAYO. Avaro di parole durante il suo sopralluogo nel 2007, Alvaro Gomez Ferrer Bayo del comitato spagnolo Icomos rompe gli indugi e cede al lirismo. Ricordando le notti di luna, lo spettacolo dei tetti, l'importanza del patrimonio intangibile che respira sotto le pietre antiche. LUCA RINALDI. Altro giro, nuovo intervento: il presidente Fontanili trova una sponda nel sovrintendente Rinaldi. Se è vero che Mantova e Sabbioneta rappresentano i siti Unesco più significativi della Lombardia - «perché il vincolo cade su tutto il paesaggio urbano» -, è altrettanto vero che il riconoscimento è il frutto di misure in passato contestate dagli stessi amministratori locali. Rinaldi non nasconde la sua sfiducia nel senso estetico dell'italiano medio, ed esalta la funzione del "vincolo" quale strumento per governare le trasformazioni a beneficio di tutti. MASSIMO ZANELLO. L'assessore regionale Massimo Zanello sembra incassare, ma in coda al suo intervento infila la replica: «Bisogna continuare a produrre luoghi che magari tra mille anni verranno riconosciuti patrimonio mondiale. Dobbiamo avere il coraggio di scoprire il nuovo e il bello, anche se c'è qualche vincolo di troppo». Una scossa alla calma della cerimonia. Dopo Zanello è la volta di Vanni Adinolfi del Club Unesco di Mantova. Tocca quindi ad Amedeo Belluzzi, storico dell'architettura, raccontare Mantova e Sabbioneta. Ed è un peccato che la sua lezione sia schiacciata al fondo degli interventi. Infine la consegna ufficiale del certificato d'iscrizione nella Lista del Patrimonio mondiale Unesco con Manuel Roberto Guido, responsabile ministeriale dell'omonimo ufficio, e Francesco Bandarin, direttore del Centro Patrimonio Mondiale. Tutti in posa con la Brioni e Beccari. Il saluto del sottosegretario Mantovani va ai «pochi eroi rimasti».