A penna, matita, carboncino, a seppia. Acquarelli. Studi o schizzi per le sculture. Lavori in parte inediti, in parte famosi in ogni parte del mondo. Racconta Denise Pagano, instancabile direttrice del Museo Pignatelli e curatrice della mostra, quell'incrocio di materiali e di tecniche trasformate in una sempre rinnovata sfida espressiva e in Opere al limite del sublime, in cui c'è proprio tutto Vincenzo Gemito. Racconta Denise Pagano, con passione, quell'orfano lasciato sulla Ruota dell'Annunziata a Napoli e diventato un artista tra i più grandi, vissuto tra metà '800 e inizi '900, al quale è dedicata la mostra che appare come lo specchio di un'anima geniale e che resterà al Museo Pignatelli di Napoli - Riviera di Chiaia, 200 - fino al 5 luglio. L'esposizione voluta dalla Soprintendenza per il Polo museale di Napoli, è aperta al pubblico tutti i giorni - tranne il martedì - dalle 9 alle 14, il venerdì e il sabato dalle 9 alle 20. Per prenotazioni e informazioni: 848800288 o 0639967050. Per l'integrato museo-mostra, il biglietto intero costa 6 euro, il ridotto 3 euro, ma sono previste facilitazioni per gruppi e scuole. E ne vale davvero la pena. Nove sezioni, opere di riferimento di Cecioni, Morelli o Mancini, circa 200 le opere di Gemito esposte «che vanno ad incrociarsi con quelle degli artisti che con lui divisero le più diverse esperienze umane e artistiche» e Denise Pagano, motore della mostra, snoda il filo che avvolge l'intero percorso, risultato di un impegnativo lavoro che va avanti da oltre due anni. «Anche perché di Gemito esistono molte riproduzioni, e non è stato facile rintracciare uno per uno tutti i pezzi originali» spiega Denise Pagano. «Era una necessità dedicare una mostra a Gemito, qui, a Napoli. Fu deciso dopo la selezione dedicata allo scultore e presentata a Spoleto nel 1989» dice la direttrice del Museo Pignatelli e ricorda che è trascorso oltre mezzo secolo (era il 1953) dall'altra importante rassegna sullo scultore napoletano che si tenne a Palazzo Reale. Sì, era una necessità una mostra monografica così imponente lungo un percorso cronologico che scava nella storia di Gemito, e capace di raccogliere opere da collezioni private e pubbliche, da Napoli fino a Philadelfia, e anche oltre. Fuori dal percorso cronologico, le due collezioni, quella Minozzi e Consolazio, in due diverse stanze nel rispetto del nucleo originale. «Un percorso che inizia - spiega la Pagano - dalle prime opere giovanili che si riferiscono ai fanciulli di strada frequentati durante gli anni della giovinezza e fanno riferimento al periodo dello studio di Sant'Andrea delle Dame diviso da Gemito con altri artisti, procedendo poi tra i pescatori e gli acquaiuoli come «Il Pescatore», quel bronzo del 1877 esposto al Salon di Parigi, un pezzo che arriva in mostra dal Bargello, e che portò allora Gemito sulla ribalta internazionale». Un tema, quello dei pescatori, «che riprenderà - sottolinea la Pagano - anche alla fine facendo, però, nuove sperimentazioni con metalli come oro e argento. Dalle prime alle ultime opere, il percorso è completo e dimostra come, e a differenza di quanto sostenuto in passato da alcuni critici, Gemito anche dopo i vent'anni di isolamento al quale lo costrinse la malattia, abbia sempre elevato la sua produzione ad alti livelli». E Pagano rivela l'altro filo che abbraccia la mostra, ben oltre il «Trionfo» della follia. «Restituire alla nostra memoria - dice - la rivalutazione di tutta la produzione di un artista molto apprezzato in vita ma misconociuto a lungo dopo la morte».
CAMPANIA - Terrecotte, bronzi, ceri, gessi. Perfino argento, oro. Poi i disegni.
La mostra "Vincenzo Gemito" è aperta al pubblico al Museo Pignatelli di Napoli - Riviera di Chiaia fino al 5 luglio. La mostra è stata curata da Denise Pagano e racconta la vita e l'opera di Gemito, un artista napoletano vissuto tra metà '800 e inizi '900. La mostra presenta circa 200 opere di Gemito, tra cui opere di riferimento di Cecioni, Morelli e Mancini, e opere di altri artisti che hanno condiviso esperienze artistiche con Gemito. Il percorso espositivo è suddiviso in nove sezioni e include opere provenienti da collezioni private e pubbliche, tra cui il bronzo "Il Pescatore" esposto al Bargello.
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