Il sovrintendente Ernani si ribella a sindaco e governo. Fracci lo difende: ignobile cacciarlo Dopo la decisione di trasferire la gestione a Alemanno: è il terzo Lirico sotto tutela «Si viene ammazzati anche nel bel mezzo di un tempo di pace». Sceglie una frase a effetto, melodrammatica, Francesco Ernani nel momento in cui è costretto a lasciare il posto di sovrintendente del Teatro dellOpera di Roma dalloperazione a tenaglia condotta dal ministro Bondi, che ha decretato il commissariamento dellente lirico, e dal sindaco Alemanno che è stato investito del ruolo di commissario per tre mesi. Ma nella situazione di caos finanziario in cui è precipitato tutto il sistema delle fondazioni liriche sotto la mannaia dei tagli governativi difficilmente avrebbe potuto resistere un sovrintendente nominato dieci anni fa dal ministro Giovanna Melandri (governo DAlema) e dallallora sindaco capitolino Francesco Rutelli. Ernani ha restituito ieri il mandato con una "cerimonia" pubblica, sottolineando lingiustizia del provvedimento che lo licenzia («privo di fondamento giuridico») e incassando applausi e solidarietà da Carla Fracci («Non si tocca una persona così onesta: è ignobile») e dai sindacati dei dipendenti del teatro, che accusano di tradimento Alemanno, minacciano di bloccare tutti gli spettacoli venturi e annunciano un ricorso al Tar contro il commissariamento. Da Vienna Riccardo Muti, al quale Alemanno ha offerto il posto di direttore musicale allOpera, non prende posizione ma fa i suoi auguri al teatro. Il sindaco di Roma difende il provvedimento e ne sottolinea lineluttabilità: «Già lanno scorso il disavanzo dellOpera era di 8 milioni, il commissariamento da parte del ministro Bondi non era una scelta ma un obbligo, altrimenti il dicastero sarebbe stato inquisito dalla Corte dei Conti». Ma Ernani non ci sta e presenta i conti della sua gestione, a suo dire virtuosa sia dal punto di vista artistico (e questo è innegabile vista la qualità di molte proposte degli ultimi anni) che economico: pareggi di bilancio per 7 anni su 8 e Oscar di bilancio nel 2001, malgrado il deficit strutturale che grava su tutti gli enti lirici e che supera ormai i 290 milioni di euro, secondo le stime del ministero. Con lOpera di Roma sono tre ora i teatri lirici commissariati per guai finanziari: gli altri sono il San Carlo di Napoli, sotto tutela dal 2007, e il Carlo Felice di Genova. Ne è uscita da qualche mese lArena di Verona e da qualche anno il Maggio Fiorentino. Ma non passa giorno senza che da uno dei 13 enti lirici funzionanti (il 14mo, il Petruzzelli di Bari, è in attesa del via dal ministro per riaprire) salga il grido dallarme per un settore sullorlo del baratro finanziario, con il rischio chiusura per alcuni teatri già alla fine di questanno. Un settore in crisi ma diviso, la cui associazione di categoria, lAnfols, si è spaccata con la fuoriuscita polemica di giganti come Scala di Milano, Maggio Fiorentino, Santa Cecilia e, appunto, Opera di Roma, proprio gli enti di cui si dice potranno avere un trattamento privilegiato nellattesa riforma di Bondi. «Non mi stupisce che allOpera di Roma, al contrario di quanto accade altrove, i sindacati difendano il sovrintendente: sono stati proprio certi sovrintendenti a firmare contratti non compatibili con la situazione e che mettono in affanno i teatri» attacca polemicamente Marco Tutino, sovrintendente a Bologna e presidente dellAnfols.
ROMA - Roma, sullOpera la bufera-commissario
Il sovrintendente Ernani si è rifiutato di lasciare il Teatro dell'Opera di Roma dopo la decisione del ministro Bondi di commissariare l'ente lirico a causa di problemi finanziari. Ernani ha restituito il mandato con una cerimonia pubblica, affermando che il provvedimento era ingiusto e incassando applausi. I sindacati dei dipendenti del teatro hanno difeso Ernani e hanno minacciato di bloccare gli spettacoli futuri. Il sindaco di Roma ha difeso il provvedimento e ha sottolineato che il commissariamento era necessario per evitare un'inquisizione dalla Corte dei Conti.
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