Le opere d'arte? Si ottengono e si prestano. Parola di addetti ai lavori, pena la scomparsa di mostre ed esposizioni. La prova? Accanto alla Madonna del Cardellino appena rientrata agli Uffizi dopo dieci anni di restauri, mancano ben due capolavori di Raffaello emigrati per la grande rassegna che si inaugura domenica prossima a Urbino. Fra i prestiti che hanno scatenato reazioni e polemiche, basta ricordare nel corso degli ultimi anni La Venere di Urbino degli Uffizi modellata dal pennello di Tiziano nel 1536 circa e spedita a Tokio dopo un altro messaggero di lusso, ovvero L'Annunciazione di Leonardo dagli Uffizi, partita insieme al Ritratto di Giovane del Perugino, anch'essa esposta agli Uffizi. Molto hanno viaggiato anche le preziose Formelle della Porta del Paradiso del Ghiberti, messaggere negli Stati Uniti in cambio di costosi interventi di restauro a favore di tesori custoditi nel Museo dell'Opera del Duomo, per non parlare di Pallade e il Centauro di Botticelli (dipinto pluriprestato dalla Galleria fiorentina) o del celebre ritratto di Costanza Bonarelli, busto in marmo di Lorenzo Bernini rientrato al Bargello (e ora in mostra) dopo un impegnativo tour negli Usa. Favorevoli e contrari, le voci in merito si sprecano: fra i promotori dei prestiti, l'ex soprintendente, già ministro per i Beni culturali, Antonio Paolucci, oggi direttore dei Musei Vaticani. C'è comunque chi ancora si domanda se alle opere non faccia male essere imballate e spedite, seppur con tutte le attenzioni del caso. Se non si tolga troppo a chi visita una città e paga il biglietto di un museo per vedere un dipinto che, magari, alle pareti poi non c'è. «Le opere scelte non sono mai quelle di prim'ordine e non incidono su quanto esponiamo il commento dell'ex direttore degli Uffizi, Antonio Paolucci - Inoltre, se si vogliono ottenere opere per organizzare grandi mostre, altrettante se ne devono concedere». Sarà per questo che, nel febbraio del 2006, il Sacrificio di Isacco del Caravaggio, capolavoro assoluto di Michelangelo Merisi conservato agli Uffizi, partì alla volta del museo Van Gogh di Amsterdam, che ospitò una rassegna incentrata sull'inedito confronto tra due grandissimi della pittura europea: Caravaggio e Rembrandt. Non sono stati immuni a trasferte capolavori del calibro dell'Incredulità di San Tommaso, grande scultura del Verrocchio della facciata di Orsanmichele, spedita per essere esposto a Washington insieme a il San Matteo del Ghiberti e al gruppo dei Quattro santi incoronati di Nanni di Banco. Fra i contrari il direttore degli Uffizi Antonio Natali, che a suo tempo ha consegnato al ministero l'elenco dei capolavori «non cedibili» dagli Uffizi. Per dare un'idea, nella lista figurano le tre Maestà di Cimabue, Duccio e Giotto, l'Annunciazione di Simone Martini, l'Adorazione di Gentile da Fabriano, la Madonna e Sant'Anna di Masaccio, la Pala di Domenico Veneziano, la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, Piero della Francesca (Ritratto di Federico da Montefeltro e Battista Sforza), i tre Leonardo, la Venere e la Primavera di Botticelli, il Leone X di Raffaello, la Madonna del collo lungo del Parmigianino, la Medusa di Caravaggio, ovviamente il Tondo Doni di Michelangelo. E la Madonna del Cardellino, appena rientrata.
Prestiti. Tutti pazzi per Venere. Ma anche per Leonardo
Le opere d'arte vengono spesso prestate a mostre e esposizioni, il che può causare la scomparsa di capolavori da musei come gli Uffizi. Ad esempio, la Madonna del Cardellino di Raffaello è stata restaurata e rientrata agli Uffizi dopo dieci anni, ma due capolavori di Raffaello, La Venere di Urbino e L'Annunciazione di Leonardo, sono stati spediti a Tokio e gli Stati Uniti. Altri capolavori, come le Formelle della Porta del Paradiso del Ghiberti, sono stati spediti negli Stati Uniti in cambio di interventi di restauro. Le opere scelte non sono sempre quelle di prim'ordine e possono non incidere sul commento del pubblico.
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