La questione è, innanzitutto, culturale: e riguarda il nostro modo di misurarci con la storia. In Italia, tendiamo sempre più spesso a essere afflitti da una logica di tipo accademico-conservativo, che ci porta a guardare con diffidenza ogni apertura al nuovo. Siamo catturati da prudenze che ci impediscono di attribuire un volto diverso a identità consolidate. Siamo portati a considerare le strutture museali come territori da difendere e da tutelare, respingendo ogni contaminazione. Abbiamo difficoltà ad accettare la sfida di costruire altri «contenitori». Non sempre riusciamo a cogliere la positività e la presenza del virus della contemporaneità dentro gli spazi istituzionali. Il risultato? Una progressiva disaffezione, un lento allontanamento, un crescente disinteresse. Musei sempre meno frequentati, allestimenti datati e polverosi, esposizioni incapaci di soddisfare gusti di un pubblico cresciuto con i modelli dello zapping e del blog. Si entra agli Uffizi o a Brera, ed è come precipitare in un epoca lontana, avvolta da atmosfere demodé. Cosa fare? Senza essere ingenuamente esterofili, forse occorrerebbe guardare fuori dall'Italia, per scorgere strategie tese a saldare il bisogno di salvaguardare il prestigio museale con la necessità di aprirsi ai tempi cambiati. Basterebbe soffermarsi su quanto è accadute all'inizio del 2000 in Inghilterra, alla National Gallery. Sono stati seguiti due indirizzi complementari. Si sono invitati alcuni grandi storici dell'arte come Ernst Gombrich a rivisitare segmenti del patrimonio del museo londinese, soffermandosi su alcuni temi specifici (l'ombra, ad esempio). O si sono interpellati critici sofisticati come Robert Rosenblum, il quale ha ordinato una mostra labirintica (presences) dove alcuni capolavori della National sono stati riletti e reinterpretati da importanti artisti del secondo 900, in un gioco di rispecchiamenti che ha incuriosito il grande pubblico. Inoltre, si è perseguita una politica di democratizzazione dei prezzi dei biglietti, in modo da alimentare une forma di fidelizzazione. Anche il Louvre si sta orientando in questa direzione (chi ha meno di 26 anni in Francia entra gratuitamente in una cinquantina di musei nazionali fra i quali il Louvre appunto, ma anche Orsay, il museo Picasso e in un centinaio di monumenti nazionali, come Mont Saint Michel, Notre Dame, l'Arc de Triomphe). Lo rivelano la decisione di accogliere l'ampliamento di Pei e quella di dotarsi di uno spazio monograficamente dedicato alla moda (disegnato da Jean Nouvelle). Senza citare le azioni innovative della Tate Gallery e del Prado. Questi musei stanno provando a proteggere una dimensione europea, senza deragliare verso le derive pubblicitarie e televisive di analoghe realtà statunitensi. L'intento è quello di indossare abiti adeguati alle mutazioni della nostra epoca. Si vuole proporre una visione laica della storia. inutile trincerarsi in un protezionismo inattuale. La sfida consiste nell'imparare a progettare mostre più seduttive e coinvolgenti, nell'allargare sempre pi il bacino degli utenti, nel trasformare la creazione artistica in qualcosa di vivo e di palpitante, non di archeologico. Solo in questo sarà possibile dare una risposta forte a giudizi apocalittici come quelli dell'ex direttore del Metropolitan di New York, Philipp de Montebello, il quale, in una recente lectio tenuta a Madrid, ha sostenuto che nel tempo della crisi «l'arte non è il pane e i musei andrebbero chiusi».
Musei. La lezione di Londra. Cambiare abito, anche Raffaello a prezzi low cost
La questione culturale riguarda il modo in cui gli italiani misurano la storia e le strutture museali. La tendenza è quella di essere afflitti da una logica accademica-conservativa, che impedisce di aprire al nuovo e di attribuire un volto diverso alle identità consolidate. Ciò porta a considerare i musei come territori da difendere e a respingere ogni contaminazione. La disaffezione per i musei è crescente, con frequentatori meno numerosi e esposizioni datate. Per risolvere questo problema, potrebbe essere necessario guardare fuori dall'Italia e studiare strategie adottate da musei stranieri.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo