Tutto da rifare dopo che la Finanziaria ha introdotto il divieto di assegnazione a terzi. Tutto da rifare. Fuori i privati dai servizi culturali, gli enti locali sono costretti a fare un passo indietro e a riorganizzarsi. Se la gestione autonoma di musei, biblioteche e teatri si è rivelata la scelta vincente per garantire l'efficienza e migliorare l'offerta, il percorso iniziato più di dieci anni fa da Comuni e Province subisce ora una battuta d'arresto. Gli esordi. Il processo di esternalizzazione dei servizi pubblici locali, avviato nel 90, ha offerto agli enti locali l'opportunità di utilizzare quella formula anche per gestire le attività culturali. Da allora la crescita delle gestioni autonome è stata continua, tanto da richiedere una disciplina specifica. La Finanziaria 2002 ha, infatti, individuato una serie di forme giuri-diche per gestire i servizi «non industriali» e quindi quelli culturali: affidamento diretto ad aziende speciali, società di capitali anche con partecipazione mista, istituzioni, associazioni e fondazioni. Non solo. Viene ammessa l'aggiudicazione a terzi attraverso una gara pubblica. La nonna segna una svolta nelle scelte delle amministrazioni locali: l'andamento delle gestioni autonome aumenta in misura consistente passando da 192 casi nel 2001 a 280 nel 2002. Una variazione significativa se si pensa che nel 2000 le esperienze erano 180. Ma la norma non piace a Bruxelles. La Commissione Ue avvia una procedura di infrazione per violazione delle norme sulla concorrenza: la presenza dei soggetti privati farebbe scattare la rilevanza industriale dell'attività. Il Governo è, pertanto, costretto a correggere il tiro. Cambio di rotta. A fine 2003 un decreto legge sbarra la strada ai privati, vietando l'affidamento diretto dei servizi culturali a società miste e cancellando la possibilità di concessione a terzi. «È stato fatto un passo indietro. Le gestioni autonome spiega Roberto Grossi, segretario generale di Federculture sono state una delle esperienze più interessanti del nostro Paese. Nel settore dei beni culturali la collaborazione pubblico-privato è fondamentale. Consente recuperi di efficienza e finanziamenti che l'ente locale da solo non era in grado di fare. Se al comune è richiesto di superare la gestione diretta, considerata ormai residuale, dobbiamo dargli tutti gli strumenti che gli consentano di fare il salto di qualità». Ora, senza l'apporto dei privati, gli enti dovranno capire cosa fare. Il processo, che aveva subito un'accelerazione a fine 2003, è infatti entrato in una fase di stallo. «È un momento di confusione. Le amministrazioni locali precisa Grossi avranno tempo fino al 2006 per decidere quale nuova forma adottare. Non va fatto l'errore di scegliere un modello predefinito prima di stabilire le condizioni di partenza e l'obiettivo da raggiungere». Lo stato dell'arte. Da cinque a 330: questo il trend di crescita delle gestioni autonome dal 1991 al 2003, secondo il rapporto Federculture 2004 che viene presentato oggi a Roma. Con una distribuzione sul territorio nazionale concentrata nel Nord (46) e nel Centro (45) e solo in piccola parte al Sud e nelle isole (9). Nella scelta dei modelli i Comuni hanno previlegiato le istituzioni (27), seguite dalle società di capitali (Spa 18 e Sri 5) e, in misura uguale, da consorzi e fondazioni e aziende speciali (13), ultime tra le preferenze le associazioni (11). In media il 29,6 sul totale delle spese viene autofinanziato dalla vendita di servizi e sponsorizzazioni, mentre il restante 70,4 è coperto dal trasferimento pubblico. Com'è cambiata la gestione della cultura negli enti locali. Istituzioni, fondazioni e associazioni o società interamente pubbliche: è quanto resta a disposizione degli enti locali per gestire la cultura. Dopo più di dieci anni di riforme nel settore dei servizi, il legislatore ha ristretto il campo e tolto alle autonomie la carta dell'affidamento a terzi e delle società partecipate. Complice anche il monito di Bruxelles. Il Gli anni Novanta. La legge 1421990 awia il processo di esternalizzazione dei servizi e mette a disposizione di comuni e province forme di gestione alternative, tra cui anche la concessione a terzi e le società per azioni, seppur a prevalente capitale pubblico. Un'opportunità che viene colta anche per la gestione delle attività culturali: partono le prime esperienze degli enti locali, che inaugurano una tendenza a scegliere modelli rigorosamente non profit, ma con caratteristiche organizzative e statutarie imprenditoriali. II Testo unico. Deve trascorrere un decennio perché con il Testo unico degli enti locali (Dlgs 2672000) venga introdotta tra le varie forme di gestione anche la società per azioni mista, senza il vincolo di partecipazione pubblica maggioritaria. 1 Le Finanziarie. La Finanziaria 2002 (legge 4482001, articolo 35) prende atto del successo della sperimentazione della gestione autonoma attuata negli anni dai comuni e introduce una disciplina specifica per i servizi non industriali. Oltre agli affidamenti diretti, anche a società di capitali partecipate, i servizi possono essere aggiudicati a terzi attraverso gare pubbliche. La disciplina, però, secondo la Commissione Uè viola le norme della concorrenza. E per correre ai ripari il Governo cancella le norme "incriminate". Il Dl 2692003 di accompagnamento alla manovra 2004 vieta l'assegnazione dei .servizi a terzi tramite gara e consente l'affidamento diretto a società solo se interamente pubbliche.
Gestioni autonome: ritorno al passato
La Finanziaria 2002 ha introdotto un divieto di assegnazione a terzi dei servizi culturali, vietando l'affidamento diretto a società miste e cancellando la possibilità di concessione a terzi. Gli enti locali, che avevano iniziato a gestire le attività culturali attraverso la collaborazione pubblico-privato, sono costretti a fare un passo indietro. La norma è stata introdotta per rispettare le norme della concorrenza e per evitare di favorire le società private. Il Governo ha cancellato le norme "incriminate" e ha vietato l'affidamento diretto a società miste e la concessione a terzi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo