Beni culturali, la crisi è già una realtà per i 400 musei, monumenti e siti archeologici italiani: nel 2008 hanno perso il 3,88 dei visitatori e l'1,9 degli introiti, con una flessione ancora più pesante (-4,64) se ci si concentra sui 30 più gettonati. Maglia nera alla Campania (-13,88 visitatori), che paga il diminuito appeal dovuto alla vicenda immondizia con un calo di quasi 3 milioni di euro negli introiti (-10,54). Il dato più allarmante riguarda gli Scavi di Pompei che, pur restando nel top delle mete preferite, perdono il 12,25 dei turisti (e quasi 2 milioni di euro). La Reggia di Caserta perde due posizioni e più di 150 mila visitatori e il Museo archeologico di Napoli retrocede di tre posizioni, con una flessione anche per gli Scavi di Ercolano e la Grotta Azzurra Campania infelix. Che la nostra regione sia uno scrigno indiscutibile di tesori (ambientali, archeologici, monumentali, storico-artistici, architettonici) e un concentrato di città d'arte, unanimamente riconosciuto, è arcinoto. Eppure, proprio la Campania si aggiudica la maglia nera della cultura nel 2008. I dati parlano chiaro. E sono neri: pesante flessione di visitatori (-13,88) per musei e aree archeologiche, perdita di introiti lordi che sfiora i tre milioni di euro (-2 milioni e 972.904 euro), pari ad un decremento del fatturato del 10,54. A suggellare, anzi amplificare una tendenza negativa per il turismo culturale in Campania post-emergenza rifiuti, peraltro già annunciata l'estate scorsa, è il resoconto del 2008 elaborato dal servizio statistica del ministero dei beni culturali su visitatori e introiti lordi dei 400 musei, monumenti e aree archeologiche statali. E non consola il fatto che, a sorpresa, la Campania sia seguita nel suo primato negativo dalla Toscana, altra regione gettonatissima come meta turistica, che nel 2008 ha tuttavia perso il 7,58 dei visitatori e ha dovuto far fronte a un calo di un milione e 274.833 euro dei suoi introiti lordi. Né solleva sapere che anche il Museo di Palazzo Ducale a Mantova perde nientemeno che sette posti nella classifica dei primi trenta monumenti più visitati, passando dal ventesimo del 2007 al ventisettesimo del 2008 (-20,30 dei visitatori, -7,56 introiti); o, ancora, che l'Accademia di Brera di Milano esce dalla lista, facendo posto al Castello Scaligero di Sirmione: unica new entry della classifica. A scorrere i dati, certo, si scopre che il «trend» è comunque generalizzato, con una flessione del 3,88 dei visitatori del Bel Paese che in soldoni causa un calo degli introiti dell'1,91 (-2.028.453 di euro). Si apprende inoltre che i primi 30 fra musei, monumenti e siti archeologici statali hanno avuto in generale, nel 2008, 18 milioni e 472.566 visitatori, ossia quasi un milione in meno rispetto all'anno precedente (-4,64), con circa 93 milioni di euro di introiti lordi, ovvero oltre un milione di euro in meno (-1,22). Ma colpisce che, pur restando nel top delle mete preferite "gioielli" come il Colosseo, gli scavi di Pompei (al secondo posto in classifica) e gli Uffizi, Pompei assediata dall'immondizia perda comunque il 12,25 dei turisti (e quasi 2 milioni di euro: -8,99), il circuito della Reggia di Caserta perda due posizioni e più di 150 mila visitatori e il Museo archeologico di Napoli retroceda di tre posizioni, con una flessione anche per gli Scavi di Ercolano e la Grotta Azzurra di Anacapri. E colpisce pure apprendere, in tale contesto, che solo il Lazio scansi, di fatto, il segno rosso nei suoi bilanci con una tenuta dovuta, secondo l'indagine, soprattutto al traino di un simbolo dell'immaginario collettivo come il Colosseo e in generale dei monumenti romani, che guadagnano sia in visitatori (6,41 nel 2008, corrispondenti a 727.648 persone) sia in introiti: quasi due milioni di euro in più. Persino l'Anfiteatro Flavio - malgrado le critiche e il degrado - continua ad aumentare il suo appeal tra i turisti (cresciuti del 7,58 nel 2008), incassando così oltre 2,5 milioni di euro in più (pari a (,59). Le cause? Secondo Pier Giovanni Guzzo, soprintendente archeologo di Pompei, «c'è ben poco da commentare: questi dati si commentano da soli. Emergenza rifiuti, cattivo tempo, meno soldi in tasca o scelta di spendere quei pochi soldi diversamente: sono tante le cause del calo di turisti. Ma io posso rispondere - continua - solo per l'interno degli scavi archeologici. Non per l'esterno: per un contesto (infrastrutture, ricettività, eccetera) che non dipende da me. E su questo potrei fornire ulteriori cifre». Quali? «Rispetto a quindici anni fa - aggiunge Guzzo - abbiamo più che raddoppiato l'area archeologica visitabile, grazie all'autonomia della Soprintendenza, e a finanziamenti europei. Se nel 1994 la percentuale dell'area scavata messa in sicurezza era solo del 14, oggi è il 31. Ma il problema è che l'area non è completamente fruibile per la mancanza di custodi a salvaguardia del patrimonio archeologico. E l'assegnazione dei custodi dipende dal ministero». Gianfranco Cerasoli, segretario generale Uil per i beni culturali, attribuisce alla crisi economica le ragioni della débacle: «Se si guardano i dati complessivi per regioni - dichiara - il calo è stato del 3,88 e solo 4 regioni non registrano flessione dei visitatori, quali il Lazio che ha un 6,4 in più, l'Abruzzo il 6,65, il Molise il 6,97 e la Puglia con il 3,84». Questi dati, spiega Cerasoli, dimostrano «due aspetti importanti quali da una parte la minore disponibilità di soldi nelle tasche dei visitatori e dall'altra il fallimento dell'azione di governo che si è accanito contro il settore della cultura apportando tagli per quasi un miliardo e mezzo di euro». In tale quadro fosco, la riapertura domani della splendida Cappella Sansevero con un nuovo sistema di luci è una buona notizia: oggi alle 11.30 la presentazione in anteprima, alla presenza di Franco A. Ferrari, Maria Fatima Terzo, Stefano Gizzi, Nicola Spinosa e Carmine Masucci.