Via i tredici impiegati, senza lultimo stipendio. Sigillate anche le bottiglie di Barolo nella cantina di via Montebello Il liquidatore: atto dovuto, il passivo è destinato a salire Enrico Stasi, il liquidatore nominato dal tribunale di Torino, ha licenziato i tredici dipendenti del Premio Grinzane. «Un atto dovuto - spiega - : ho già accertato linsufficienza dellattivo per far fronte al passivo». Via e senza lultimo stipendio. Problemi anche per il Tfr. E i dipendenti si dicono sorpresi: «Pazzesco, con tutti i soldi che giravano». Ma Stasi ha fatto sigillare anche le bottiglie di Barolo conservate nella cantina di via Montebello. «Esistono somme che il Grinzane deve incassare, ma spesso sono crediti già ceduti alle banche» spiega il liquidatore. Grinzane, laddio ai dipendenti Via e senza lultimo stipendio Loro: pazzesco, con tutti i soldi che giravano Licenziati e senza lultimo stipendio. Quello che più temevano i lavoratori del premio Grinzane Cavour si è avverato. Lunedì il liquidatore dellassociazione, il commercialista Enrico Stasi, ha convocato negli uffici di via Montebello le 13 persone che da anni lavoravano lì - 5 assunti a tempo indeterminato, 8 contratti a progetto - e ha annunciato che il loro incarico era sospeso con effetto immediato. E ha aggiunto che nelle casse del Grinzane non cerano i soldi né per pagare i loro stipendi di marzo, né per i Tfr, che per qualcuno, che negli uffici di via Montebello lavora da 18 anni, sono consistenti. Sembra pazzesco, adesso. «Con tutti i soldi che giravano... - si sfoga Antonella Cavallo, la veterana del gruppo - Solo adesso noi abbiamo visto i bilanci veri. Altro che 5 milioni di euro, io ho sempre creduto che ce ne fossero nel budget meno di 2. Per questo in ogni progetto io cercavo sempre il risparmio, su tutto. Mi si diceva che potevo spendere 100 e io stavo nella spesa, ma adesso scopro che cerano ben più soldi e chissà dove sono finiti». Loro, invece, i lavoratori, con il Grinzane non si sono mai arricchiti. «Guadagnavamo in media mille euro al mese, chi poco più, chi poco meno - raccontano - Se stavamo qui era perché il lavoro era appagante. Adesso siamo disperati: chi ha il mutuo, chi laffitto... Ma anche psicologicamente è uno choc vedere in un attimo azzerata la propria carriera». E non solo: «Ci rattrista che siano passati sopra le nostre professionalità. Potevano cambiare il vertice e mantenere la struttura, anche snellirla, tagliando dei progetti, ma non buttarla via», dicono. Ai 5 assunti è stata recapitata la lettera di licenziamento, ma nello stesso tempo tre lavoratrici - la Cavallo e due impiegate dellamministrazione - sono state assunte dal nuovo ente che si è costituito, lAssociazione premio Grinzane Cavour in liquidazione. Da una parte rispondono alle telefonate dei creditori e dei partner del Grinzane - «Ci fa piacere perché riceviamo solo attestati di stima e solidarietà» - dallaltra lavorano per il liquidatore, che deve chiudere tutto ciò che il Grinzane in 28 anni aveva aperto, dalle convenzioni con gli enti, ai contratti con i fornitori, agli affitti «di appartamenti di cui ignoravamo lesistenza». Per unaltra dipendente che era in gravidanza, invece, è stata avviata la pratica per la maternità anticipata. Tutti gli altri a casa. Gli ultimi stipendi e la liquidazione finiti nel calderone del passivo del Grinzane, «Chissà se e quando li vedremo, adesso siamo diventati anche noi creditori». Ammortizzatori sociali ridotti al minimo, «dicono che prenderemo duecento euro al mese di disoccupazione». In cerca di una nuova occupazione, «La Regione ci ha fatto promesse. Non vogliamo pensare che non le mantenga. Anche perché non è facile, soprattutto in questo momento, trovare un lavoro».