Apre domani a Caserta unesposizione che ricostruisce le origini del palazzo con sessanta dipinti, decine di disegni darchitettura, oggetti e sculture Non un oggetto architettonico a sé ma il fulcro di un sistema territoriale molto complesso Perfetto amalgama tra un nobile classicismo e una vivace spettacolarità tardo barocca Con unintenzionale ed ammiccante forzatura storica, la mostra che si inaugura domani nei magnifici saloni degli Appartamenti storici della Reggia di Caserta, invece di intitolarsi, come ci si aspetterebbe, «Le arti alla corte dei Borbone di Napoli», sostituisce nel titolo al nome della dinastia regnante quello di Luigi Vanvitelli, proprio per sottolineare il ruolo che il geniale architetto della Reggia svolse non solo come impareggiabile progettista di quel «superbo palagio» a scala territoriale, con cui i Borbone si proponevano di emulare il fasto delle maggiori regge europee - da Versailles a Potsdam, da Schönbrunn al Buen Ritiro madrileno - ispirandosi allinnovativo modello della Residenzstadt, ma anche come regista e principale responsabile di tutte le scelte di gusto nei più disparati settori dellarredo e della decorazione delle residenze borboniche negli oltre ventanni da lui interamente spesi al servizio della corte napoletana («Alla corte di Vanvitelli. I Borbone e le arti nella reggia di Caserta», a cura di Nicola Spinosa, catalogo Electa, fino al 6 luglio). Limmensa area su cui sorge la Reggia, con il suo sfondo paesaggistico delle colline di San Leucio e di Monte Briano, ultime propaggini del massiccio del Tifata, apparteneva a un Caetani di Sermoneta, erede degli Acquaviva di Aragona, quando fu acquistata, nel 1749, da Carlo di Borbone, con lintento di farvi erigere una grande residenza al centro della Campania felix e a soli trenta chilometri dalla capitale del Regno, cui affiancare quella moderna e funzionale città politico-amministrativa di nuova fondazione che, sebbene prevista nel piano originario, era inesorabilmente destinata a rimanere sulla carta. Dopo aver scartato una prima ipotesi progettuale del napoletano Mario Gioffredo, la scelta di chiamare da Roma a progettare e a dirigere i lavori un architetto già celebre e sperimentato come Luigi Vanvitelli costò a Carlo un notevole sforzo diplomatico per convincere il papa a privarsi del proprio tecnico di fiducia, responsabile dei restauri e del completamento decorativo della Fabbrica di San Pietro, ma si rivelò felicissima. Vanvitelli, infatti, non solo aveva dato già prova di sé come architetto e come ingegnere in tanti edifici disseminati tra Roma e le Marche - basti pensare, per fare un solo esempio, alla straordinaria Mole vanvitelliana, la possente e scenografica costruzione pentagonale del Lazzaretto nel porto di Ancona - , ma aveva ricevuto dal padre, il grande vedutista olandese Gaspar Van Wittel, precursore dellinnovativa tecnica di rappresentazione della «prospettiva a volo duccello», una solida formazione da pittore-scenografo, che gli permise di ideare la Reggia non come un oggetto architettonico a sé stante, ma come il fulcro di un sistema territoriale complesso, articolato su una serrata concatenazione di assi viari, blocchi costruiti e paesaggio modellato dalla mano delluomo, che simpernia sulla rettilinea direttrice del viale alberato centrale, asse prospettico che, da un lato, corre rettilineo per tre chilometri puntando in direzione di Napoli, mentre dallaltro prosegue alle spalle della Reggia, per salire, tra terrazzamenti, vasche e zampillanti fontane, lungo lo scenografico declivio del parco, fino a raggiungere la spettacolare Cascata del Monte Briano e perdersi in direzione delle montagne. Ma la mostra, pur giovandosi di questo impareggiabile scenario architettonico-paesistico, punta a mettere a fuoco con una doviziosa scelta di dipinti, sculture, ed ogni sorta di arredi ed oggetti di arte decorativa usciti dalle Manifatture fondate da Carlo di Borbone, in primis quella di porcellane di Capodimonte, il Real Laboratorio delle Pietre Dure e la Real Fabbrica di Arazzi, la fervida temperie culturale che Vanvitelli seppe generare con la sua attiva presenza alla corte di Napoli, modellando il gusto dei regnanti e imponendo, pur con qualche necessaria mediazione e compromesso, le sue scelte di gusto, improntate ad un perfetto amalgama tra nobile classicismo e vivace spettacolarità tardo barocca.
la Repubblica
2 Aprile 2009
✓ Entità verificate
Omaggio a luigi Vanvitelli, il genio dei Borbone
AN
Antonio Pinelli
la Repubblica
A Caserta, a partire dal 6 luglio, si apre una mostra che ricostruisce le origini del palazzo con sessanta dipinti, decine di disegni darchitettura, oggetti e sculture. La mostra si intitola "Alla corte di Vanvitelli. I Borbone e le arti nella reggia di Caserta" e mette in evidenza il ruolo di Luigi Vanvitelli come architetto e regista della corte napoletana. La Reggia di Caserta fu progettata e realizzata da Vanvitelli per Carlo di Borbone, che l'acquistò nel 1749.
Artista / Persona
Bene culturale
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