L'ipotesi di destinarla ai matrimoni civili si scontra con il patto che sancì il passaggio di proprietà a titolo gratuito Fu ceduta nel 2003 dal duomo al Comune ma a precise condizioni: «Resta destinata all'esercizio pubblico del culto cattolico» La chiesetta del Cristo è salva. Se non sarà la volontà politica, sarà di certo la "carta" a difendere l'antica cappella e la sua destinazione a luogo di culto cattolico. La cappella, il mese scorso, è stata minacciata dall'ipotesi di sconsacrazione al fine di permettere i matrimoni civili nella sacrestia attigua. Nel 2003, però, al momento della firma dell'atto che sanciva il passaggio di proprietà dalla parrocchia del duomo al Comune, sono stati messi i puntini sulle "i". Il destino della chiesetta è stato deciso nell'aprile di sei anni fa. Per sciogliere in maniera bonaria un possibile contenzioso, il parroco del duomo, don Dario Morandini, e il Comune di Villafranca firmarono l'atto notarile per il passaggio di proprietà, facendosi reciproche concessioni. Il Comune era (ed è) proprietario del castello, che all'interno del suo perimetro ospita la chiesa del Cristo. Nell'ottica di stabilire le competenze di gestione e organizzazione degli spazi del proprio patrimonio immobiliare, rivendicò la proprietà della cappella. Quest'ultima, tuttavia, destinata «all'esercizio pubblico del culto cattolico», come cita l'atto, era intestata alla parrocchia dei santi Pietro e Paolo apostoli. Si trovò dunque una soluzione bonaria. Il duomo si disse disposto a donarla al Comune, ma ad una condizione: che la cappella rimanesse luogo di culto. Un punto ben espresso nell'atto del 2003, che non dà adito ad equivoci e salva oggi la chiesa da qualsiasi tentativo di destinarla ad altri usi. «La Parrocchia è disposta a perdere la proprietà vantata sull'immobile noto come "Chiesa del Cristo"», si legge, «purché l'edificio chiesa non perda la destinazione all'esercizio pubblico del culto cattolico». Carta canta, dunque, e dice molto di più. L'atto stabiliva che il parroco del duomo detenesse una copia delle chiavi delle porte di ingresso in modo da potervi accedere «liberamente, in vista di poter predisporre le celebrazioni del culto pubblico». Fra queste sono annoverate, sempre nell'atto, la visita ai sepolcri nell'occasione del venerdì Santo e la festa dell'Esaltazione della Santa Croce, nonché «altre occasioni di culto pubblico che il parroco pro-tempore voglia celebrare secondo la tradizione cattolica e promuovere da oggi per il futuro». Un mese prima della sottoscrizione, si era pronunciata anche la Soprintendenza regionale per i beni e le attività culturali del Veneto. L'ente autorizzava, l'11 marzo 2003, la cessione a titolo gratuito della chiesa approvandone la destinazione ad uso religioso e sottolineando che ogni intervento atto a modificare il bene o la sua destinazione doveva essere sottoposto alla sua preventiva autorizzazione. Anche la Diocesi di Verona si pronunciò il 21 marzo successivo: autorizzava la parrocchia a procedere alla transazione, «mediante donazione gravata da onere al Comune», che avrebbe dovuto impegnarsi «oggi e per il futuro» a preservare la destinazione d'uso dell'edificio al culto.M.V.A.